Il piombo è la migliore mediCina

di Lorenzo Caldirola

Ammettiamolo, chi non ha almeno una volta inventato qualche scusa per poter uscire di casa durante il lockdown? “Sto andando a fare la spesa, sto facendo attività fisica, devo portare il cane (di peluche/topo travestito al guinzaglio/morto/…) a fare pipì, sto andando al lavoro, eccetera”. Ecco, per dirlo con le parole di un poeta partenopeo SIETE DELLE MERDE!

In Cina queste cose non sarebbero mai potute succedere, in Cina hanno i droni nei cieli e telecamere in tutti gli angoli, in Cina la polizia sa quanti peli hai nel buco del culo. In Cina gente furba come voi è stata giustiziata senza processo per strada dopo tre passi non giustificati fuori dall’uscio, con tanto di conto per i proiettili sparati a carico della famiglia dell’imbecille. È questa l’Italia che vogliamo! L’Italia che resiste, l’Italia che avanza, L’Italia che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai propri cittadini.

Ma che barbarie direte voi, che atrocità, che totale mancanza di rispetto dei diritti umani più basilari, e blablabla. Smettetela di frignare e ascoltatemi. Per dirla con le parole di un noto intrattenitore ligure quella col COVID È UNA GUERAAAA e come tale va combattuta con ogni mezzo, va combattuta da uomini forti e, soprattutto, richiede dei sacrifici.

Pensi davvero che la tua passeggiatina di venti minuti intorno a casa valesse la seconda e la terza ondata? Eh? Ti dico io una cosa, se per evitare di ripiombare in una situazione di crisi sanitaria ed economica che rischia di mettere a repentaglio milioni di vite c’è da eliminare dall’esistenza te e gli altri sprechi di ossigeno che si credono i più furbi del mondo chiamatemi pure Bava Beccaris.

Eh ma, eh ma, eh ma… Zitto! La Cina ha vinto, l’Italia ha perso troppo tempo e troppe risorse in questa pandemia facendo affidamento sulla figura mitologica del buon senso e sperando che i professoroni coi loro vaccini potessero salvarci. In Cina l’hanno capito fin da subito, che per estirpare un virus la soluzione più sensata è evitare in ogni modo che si possa trasmettere. Punto. Finita. Niente formule magiche. Niente intrugli di Big Pharma. Meno piombo nei vaccini e più piombo nei crani dei furbi. Inchinatevi ai vostri nuovi padroni.

Menzione speciale per il Regno Unito che perlomeno ha avuto il coraggio di dire “se non possiamo batterli uniamoci a loro” e ha affrontato con onore la devastazione della pandemia, sperando forse in una variante inglese con effetti alla Venom invece che alla Grey’s Anatomy.

Pandemia e DaD: un’analisi statistica

di Lorenzo Caldirola

Come forse i nostri lettori più fedeli ricorderanno, a giugno abbiamo somministrato ad un vasto campione di studenti delle superiori della Lombardia, soprattutto Bergamo e provincia, un questionario per indagare la loro esperienza con la didattica a distanza e, più in generale, con le misure restrittive introdotte durante la prima ondata della pandemia.

Dei 169 rispondenti il 70 % erano donne e più dell’85 % studiava in un liceo. Per quanto riguarda le età tutte le classi delle superiori erano ben rappresentate.

Considerando l’aspetto propriamente didattico, è risultato evidente che la capacità di studiare e di seguire con attenzione le lezioni da parte degli studenti è molto scemata con l’introduzione della DAD, per loro stessa ammissione. Soprattutto però è stato riscontrato quasi all’unanimità che a venir meno è stata la capacità dei professori di tenere le lezioni in modo chiaro e comprensibile, oltre che di vigilare correttamente sull’attenzione in classe e durante le verifiche. Quasi la metà degli intervistati ha infatti affermato che svolgere le verifiche a distanza era più semplice che in classe, ma soprattutto il 42 % di loro sostiene di aver iniziato a copiare proprio grazie alle “nuove possibilità” che la DAD mette a disposizione per farlo.

Ricordando che la scuola non è fatta solo di istruzione ma anche di relazioni, abbiamo poi sottoposto agli studenti una serie di domande per esplorare come il lockdown abbia influenzato i rapporti interpersonali. Dalle loro risposte possiamo vedere che per molti di essi è stato decisamente difficile riuscire a separare in maniera chiara il tempo dedicato allo studio e quello dedicato allo svago, questo anche perché le due attività venivano per forza di cose svolte nello stesso luogo e spesso sullo stesso dispositivo. Un dato interessante però è che, nonostante molti studenti abbiano ammesso che le loro relazioni sia con i compagni che con i professori sono peggiorate durante i mesi di DAD, un nutrito 26 % ha anche dichiarato di essersi ben abituato alla didattica a distanza e di non sentire nessuna necessità di tornare sui banchi di scuola. Su questo posso ipotizzare una interpretazione: da pendolare di lunga data  e svestendo momentaneamente i panni dello statistico, potersi svegliare dieci minuti prima dell’inizio delle lezioni e non dover passare dal freddo di una strada congelata al caldo soffocante di un mezzo pubblico, pressato con altri cento studenti, ha il suo fascino.

Guardando infine al lato più intimo e personale di tutta questa vicenda, molti studenti si sono sentiti soli, o almeno più soli, durante i mesi di lockdown; hanno sofferto molto l’interruzione di gite e attività sportive e, anche se fortunatamente in pochi casi, hanno anche iniziato ad assumere alcolici e a fare uso di droghe. Penso che lo specchio di tutta questa solitudine sia il 93 % di persone che ha ammesso di aver violato le restrizioni almeno una volta per incontrare un amico o il proprio partner.

Volendo riassumere e concludere il discorso, possiamo dire che la pandemia ha avuto effetti evidenti sulla società in generale e sulla scuola in particolare. Gli strumenti erano pronti, o comunque lo sono stati in fretta, mentre le persone ci hanno messo un po’ di più ad adattarsi alla nuova situazione e non sempre ci sono riuscite al 100 %. Sicuramente è stato dimostrato che una scuola differente da quella tradizionale è possibile ed è stato dato spazio ad alcune innovazioni che faciliteranno e integreranno molto bene la didattica in futuro. È emerso tuttavia in maniera altrettanto evidente che quello della scuola è anche il tempo e il luogo in cui i giovani stringono relazioni, mettono alla prova sé stessi e maturano; privarli di tutto questo è stata una triste necessità, ma non potrà mai e poi mai essere il futuro.

Vizio e giudizio

di Lorenzo Caldirola

Una cosa che mi manda fuori di me è che tutti quelli che parlano dei cosiddetti vizi lo fanno con un’accezione ecclesiastica, inquisitoria. Che si tratti di condannarli o di celebrarli, se potessimo guardare nella testa di queste persone durante i loro discorsi vedremmo Satana, rosso e splendido in mezzo alle alte fiamme infernali, che punzecchia qualcuno con il suo forcone. Ma perché deve essere per forza così? Com’è possibile che dopo anni di nichilisti tentativi di screditare l’etica cattolica siamo ancora qui con quest’idea manichea di virtù=bene / vizio=male o con quella ancora più stupida (pace all’anima di Oscar Wilde) di virtù=scopa nel culo / vizio=godersi la vita.

Intendiamoci, non voglio assolutamente fare né il moralista né il laissez-faire, voglio prendere metaforicamente a randellate sulle gengive queste categorie. E non è nemmeno una questione di vivi e lascia vivere, perché non va bene, non si può lasciar vivere persone così ottuse. Non si dovrebbe nemmeno parlare di vizio, diamine! Accetto che si parli di dipendenza, accetto che si parli di perversione, accetto che si parli di comportamenti autolesionisti, ma non con una connotazione religioso-morale. Le persone “viziose” non sono persone cattive, sei tu, maledetto, che ti permetti di giudicare gli altri ad essere il vero cattivo. Allo stesso modo le persone che non sgarrano mai non sono dei poveri scemi che non sanno godersi la vita, smettila di crederti il più furbo, idiota!

Non voglio sbraitare troppo a lungo, se sei un lettore affezionato di Altro avrai letto vari articoli sul tema del vizio questo mese, adesso il tuo Matto di quartiere ti sta dicendo di smetterla di giudicare e iniziare a prendere le Tue decisioni con un filo di testa.

Se poi volete sbronzarvi in compagnia sono sempre disponibile.

Prospettive – Vizio

Lussuria

di Rosamarina Maggioni

A volte mi chiedo come la gente faccia a trattenersi dal fare sesso tutto il giorno, per poi forse concedersi una scopata scarsa alla settimana. Se fosse per me a ogni angolo della strada ci sarebbero dei motel a ore, giusto in caso servisse un luogo dove appartarsi con quello sconosciuto incontrato al bar della stazione dieci minuti prima, o con la compagna di università che ti sbava dietro da settimane.

Il sesso è la miglior cosa che si possa fare, un contorcersi di corpi sudati che si toccano, si baciano, si leccano, si mordono, si compenetrano, consumati dal fuoco del desiderio che non si placa.

Basta uno sguardo, un tocco, un sospiro, una vibrazione nell’aria, una parola che vuol dire più di quello che si pensa e qualcosa dentro, nel profondo, scatta; nulla ha più senso e qualsiasi cosa stessi facendo non ha più importanza. Ciò che conta è soddisfare quella voglia, possedere quella persona ed essere posseduto, godere e far godere: non tra un po’, ora; non nel luogo adatto, qui. La società mi definisce deviato, vizioso, Lussurioso ma a me non importa delle etichette, di quello che si pensa e si dice di me: a me interessa una sola cosa, e tu sai qual è.

Superbia

di Francesca Ariano

Non sono mai stata come tutti gli altri.

Sin da piccola, ho sempre saputo di avere qualcosa di speciale: un’intelligenza fuori dal comune, una prontezza d’ingegno, una facilità nell’apprendere che pochi posseggono. Naturalmente non tutti sono in grado di riconoscere queste doti e se le vedono preferiscono negare l’evidenza anziché ammettere la propria mediocrità.

Se solo ne avessi avuto la possibilità, sarei diventata una grande musicista. Ma si sa, spesso i geni rimangono incompresi e così, per colpa di quegli idioti che mi hanno fatto da maestri, non potrò far conoscere al mondo la mia arte.

Ma non importa. Il mio talento naturale rimarrà sempre in potenza, il mio dono sarà come un bellissimo fiore che per l’incuria e l’ottusità altrui non è potuto sbocciare.

Gli altri non vedono, ma io lo so, e questo è quel che conta: io sono migliore di loro.

Avarizia

di Francesco Ronzoni

Eppure non li comprendo. Tutti si lamentano di quanto denaro io possegga facendolo sembrare un’infinità; e poi, non contenti, mi attaccano dicendo che dovrei imparare ad essere più generoso con gli altri.

Quindi loro non sanno che i miei soldi io me li sono guadagnati col duro lavoro, piegato sulla scrivania giorno e notte da quando ero un ragazzino? Ma poi io dico, se questi sperperano tutti i loro averi subito, senza tenerne qualcuno da parte per sicurezza come me, cosa faranno mai nel momento in cui ne avranno davvero bisogno? Cioè, se tutti gli altri sono incauti, perché dovrei essere io quello che viene preso di mira per il suo buon senso? Anche perché in fin dei conti io sono una persona generosa. Dopotutto, come si definirebbe altrimenti qualcuno che lascia una mancia all’edicolante ogni settimana? Ben 10 centesimi. Per 52 settimane all’anno diventano 5,2€! Regalati! Vedete?

Ma adesso devo concludere in fretta, che ho già sprecato troppa batteria del portatile.

Gola

di Andrea Riva

Madonna quanto ho mangiato… mega! Mi sento proprio pieno, gonfio, saturo… ancora un boccone e… potrei esplodere! Ora tornerò a studiare, dovrò pure far qualcosa oggi.

Uff… non riesco a concentrarmi bene… ho bisogno di una pausa. Beh ci sono quei biscottini in cucina, molto buoni; ne prenderò un paio! Si, esatto solo 4/5, niente di più. Ho mangiato molto a pranzo però sai… alla fine un dolce ci vuole… un dolce una volta al giorno è parte essenziale di qualsiasi dieta equilibrata. Sì dai, mangio questa decina di biscotti, van via che non te ne accorgi nemmeno. Ecco mi sento già meglio, sì sì. Un po’ di calorie mi servivano.

Però qualcosina potrei mangiarlo mentre studio… quelle patatine nella dispensa magari… sono così sfiziose. Si dai, lo sanno tutti, studiare è come andare al cinema… se non hai qualcosa da sgranocchiare non è la stessa cosa.

Grande! Per oggi ho fatto quello che c’era da fare, sono stato molto molto diligente. Complimenti.  Mi merito un premio! C’è quel gelato cosi buono… strabuono. Ora vado a prenderlo.
Ma perché usare una tazzina? È molto più comodo mangiarlo direttamente dalla scatola…

Invidia

di Francesco Marinoni

Io questa prospettiva non la volevo scrivere. Quanto sarebbe stato più semplice se mi fosse stata assegnata l’ira, l’accidia, la gola o qualsiasi altro vizio capitale? No, mi è toccata l’invidia: i compiti più difficili spettano sempre a me. È la mia maledizione, trascorrere le giornate consumando la mia esistenza nella certezza che le persone che mi circondano abbiano avuto dalla vita molto più di me. Loro con una bella casa, una famiglia, un lavoro; io che vivo in un buco, solo e rifiutato dalla società.

È colpa mia se quando mi guardo attorno vedo solo ciò che a me manca? È forse un peccato desiderare qualcosa di meglio per sé stessi? Ma è inutile che provi a spiegarmi, nessuno è in grado di capire la mia pena. Voi che state leggendo queste righe sarete certo sdraiati su un comodo divano, a farvi beffe di me: sarò solo una momentanea distrazione prima di trovare qualcosa di più divertente da fare. Un povero, patetico invidioso.

Ira

di Lorenzo Caldirola

Madonna sti gabbiani finiscono tutti sdraiati, sgabellati, stesi, mortiuccisi se mi deflagrano di nuovo i gioielli. Sono arrabbiato, inalberato, adirato, si fossi foco arderei le madri di tutti gli infami.

Dovete sapere che nel mondo ci sono due tipi di persone: quelle dotate di raziocinio e quelle che la sera tornano a casa in verticale, quelle sempre pacate e pazienti e quelle coi pugni nelle mani 24/7, quelle col cappotto di piume d’oca e quelli col cappotto di frassino. Insomma guardami appena appena storto, con quel fare da damerino, e ti ritrovi il cervello carotato e la testa nel buco del culo.

Intendiamoci, sono una persona a modo, se non mi pesti i piedi, ma davvero ci metto meno due secondi a cambiarti i connotati se poco poco mi fai perdere il pochissimo autocontrollo che mi rimane in questa vita terribile costellata da idioti.

Dov’ero rimasto? Ah sì sì, un caffè macchiato lungo, tiepido, in tazza grande, con latte di soia a parte e una spolverata di cannella per favore.

Accidia

di Redazione di Altro

Avremmo dovuto scrivere qualche riga sull’accidia… ma avrete già capito come è andata a finire.

I giannizzeri

di Lorenzo Caldirola

Nonostante si tratti di uno degli imperi più importanti a livello eurasiatico per più di 600 anni, non sono in molti in Italia ad essere informati su cosa fosse e come fosse organizzato l’Impero ottomano.

Siccome è più che evidente che un articolo non sarebbe mai in grado di spiegare tutta la complessa storia di un regno centenario, mi limiterò ad analizzare un singolo elemento ad esso legato: il corpo dei giannizzeri.

Volendo riassumere tutto in poche parole, i giannizzeri erano bambini cristiani che venivano prelevati dai loro villaggi entro il decimo anno di età e condotti a Costantinopoli, dove sarebbero stati formati per diventare soldati d’élite o funzionari governativi, a seconda delle proprie capacità.

Di primo acchito verrebbe da compatire questi poveri bambini, strappati alle loro famiglie e alla loro fede e condotti a chilometri e chilometri di distanza per ricevere un rigido addestramento militare (o peggio, le “attenzioni” del sultano).

Effettivamente si tratta di un pensiero legittimo; tuttavia, va tenuto in considerazione che in quel contesto le possibilità per un cristiano (e per tutta la sua famiglia, perché il nepotismo non l’abbiamo inventato mica noi) di fare carriera era appunto quella di entrare da bambino nel corpo dei giannizzeri. Ebbene sì, perché non si parla di briciole: i più dotati tra i prescelti ottenevano le cariche più importanti del governo ottomano, financo quella di Visir, il secondo uomo più importante dell’impero, nonché reale burattinaio delle sue politiche. Capirete come mai vi fossero famiglie e interi villaggi che pagavano fior di tangenti ai funzionari imperiali perché scegliessero proprio i loro figli (no, nemmeno la corruzione abbiamo inventato).

Ma cosa possiamo dire allora di un impero che basava la sua politica e il suo esercito su bambini strappati alle proprie radici geografiche e culturali ed educati appositamente per diventare temibili guerrieri e astuti politicanti? Da un lato possiamo vedere lo sforzo immenso compiuto dagli ottomani per integrare delle minoranze etniche e religiose ai più alti livelli possibili; dall’altro non possiamo che denunciare un sistema cinico che prende dei bambini ancora innocenti, li lobotomizza e li trasforma in obbedienti ingranaggi di un sistema complesso e raffinato, ma fondato sulla violenza.

Se posso permettermi di dare un consiglio generale, la storia dell’Impero ottomano è molto interessante e troppo poco nota, considerando quanto ha coinvolto in realtà anche noi italiani nei secoli. Se questo articolo scritto così un po’ a braccio ha suscitato il vostro interesse dovete assolutamente recuperare la puntata del podcast di Alessandro Barbero dedicata all’argomento al link: https://www.spreaker.com/user/fabb/134-impero-ottomano-alessandro-barbero

Parlo da fanboy, ma vi assicuro che non ve ne pentirete!

Pedagogia matta

di Lorenzo Caldirola

“Perché, perché nessuno pensa ai bambini?!” Come al solito i Simpson, questa volta attraverso la voce della signora Lovejoy, ci erano arrivati moltissimi anni fa: la gente ha rotto le palle usando sempre i più piccoli come perno argomentativo di opinioni ipocrite e bacchettone. I bambini capiscono tutto se gli viene spiegato nel modo giusto, per cui non sono loro ad essere fragili e suggestionabili, piuttosto siete voi delle capre che non sanno rendere assimilabili certe cose, ficcatevelo in testa.

“Eh signora mia, alla loro età ormai ne sanno anche più di noi su queste cose…” Se parlate sul serio mi spiace informarvi che non siete poi tanto migliori delle Lovejoy di turno, miei cari dini. È vero, magari ai nostri tempi avevamo accesso a meno informazioni, ma di sicuro non eravamo più innocenti dei ragazzi di oggi. I bambini sono sempre stati molto più svegli di quanto non diano a vedere. Questo non significa che abbiano anche tutti gli strumenti per capire il mondo da soli, quindi magari non diamo troppo per scontato.

Sono bambini, ok? BAMBINI. Non sono né degli idioti suggestionabili, la cui vita sarà per sempre traumatizzata perché “mamma, mamma, come mai quei due signori in TV si stanno baciando?”, né però tantomeno sono degli esperti, scafati su tutte le questioni dell’esistenza e assolutamente indipendenti nella scoperta del mondo.

È così difficile trovare un’aurea mediocritas? Sì? Davvero? E invece no! Siete soltanto voi che fate schifo.

Sono bambini e il mondo lo devono scoprire, tutto quanto, ma non da soli. State loro vicini, rispondete alle loro domande, stemperate se proprio alcune questioni sono un po’ spinose, ma siateci sempre e non nascondete loro niente. Soprattutto dovete esserci. Odio quei genitori che piazzano i propri figli davanti a un cellulare, un tablet o un cartone animato, che nel migliore dei casi li ipnotizza, per avere un po’ di serenità.

Hai voluto un figlio? Ora pedali! Non è mica come avere un cane, che basta non caghi per casa e tutto quello che arriva in più è guadagnato, un figlio è una responsabilità e la sua educazione è un compito prioritario, non dimenticatelo mai.

E ve lo dico da papà, prima che da ministro.

Wake up burattini

di Lorenzo Caldirola

Ehi! Fino ad ora ti eri salvato vero? Pensavi ormai di essere immune alla gogna del matto? Ti crogiolavi nella tua condizione favorita di uomo bianco etero cis? Ebbene temo che adesso sia arrivato il tuo turno.

Sì, perché oggi vi parlo di quanto hanno rotto le palle quelli che non riescono a portare a termine un discorso senza aver infilato uno o due termini in inglese per frase. Sì, dico proprio a te milanese imbruttito, che con i tuoi easy, business, cash, meeting, smartphone e mission sei la rovina di questo paese. Per non parlare dei verbi jumpare, skippare, callare, castare, scammare e baitare, ma ditemi che senso ha.

E non sto esagerando, questo progressivo abbandono dell’italiano non è una cosa su cui si può chiudere un occhio. Fa tutto parte di un piano, enorme e terribile, messo in moto dalla massoneria più di 70 anni fa.

Quando è finita la seconda guerra mondiale infatti i burattinai del nuovo ordine mondiale hanno fatto in modo di estendere il proprio dominio su tutto il mondo occidentale, da un lato una globalizzazione economica pervasiva e dilagante, dall’altro una subdola sostituzione delle altre lingue europee, floride di storia, cultura e tradizione con l’asettico linguaggio turboatlantista, privo di ogni spessore e teso a trasformarci anche culturalmente in automi acritici, facili da controllare e manovrare.

Basta che ci si capisca direte voi, alcune cose dette in italiano suonano ridicole commenterete, be’ sapete che vi dico? Avete già subito il lavaggio del cervello, avete perso la guerra prima ancora di combatterla, avete iniziato a parlare il linguaggio dei conquistatori, siete diventati schiavi senza nemmeno accorgervene e come gli schiavi vi esprimete un po’ con le parole con cui siete cresciuti e un po’ con quelle con cui vi urlano gli ordini.

Ma ringraziate il cielo che sono arrivato a redimervi, a svegliare le vostre coscienze sopite, a mostrarvi che c’è un’altra via, a ricordarvi che l’identità linguistica non è una formalità, ma un valore fondamentale per la creazione e il mantenimento di un popolo fiero difensore delle proprie radici, figlio di Dante e Petrarca, non di Rockfeller e Zuckerberg, un popolo che il fine settimana lascia nell’ufficio il calcolatore elettronico, dimentica gli affari, spegne il telefonino e prende la corriera per andare a godersi i magnifici paesaggi delle Sue terre!!

Cristoforo Colombo, ovvero come essere delle persone orribili e venire considerati eroi lo stesso dal 1492

di Lorenzo Caldirola

Come ben saprete siamo in un periodo in cui si sta guardando con molta criticità ad alcuni personaggi storici, tradizionalmente celebrati nella nostra cultura, che risultano decisamente controversi se si approfondisce anche solo un pochino il discorso.

Alcuni nomi illustri sono ad esempio quelli di Winston Churchill o di Indro Montanelli, se pensiamo all’Italia, ma se dovessimo individuare chi ha suscitato più polemiche a livello mondiale il candidato numero uno è sicuramente Cristoforo Colombo.

L’esploratore genovese, meritevole di aver scoperto le Americhe, è celebrato in tutto il mondo e in particolar modo negli Stati Uniti, dove è considerato l’eroe della libertà e dell’intraprendenza che si ribella agli schemi tradizionali e alle superstizioni del Vecchio Mondo e si imbarca in una delle imprese più coraggiose ed importanti della storia umana, rivoluzionando di fatto la Storia.

Questo però è frutto di un’interpretazione strumentalizzata del personaggio storico, che ha perdonato – anche se forse sarebbe meglio dire dimenticato – tutte le nefandezze commesse da Colombo e dai suoi uomini al loro arrivo nelle Bahamas e in tutti gli anni seguenti.

Quando gli esploratori giunsero nel luogo che nominarono San Salvador, infatti, furono accolti con curiosità e benevolenza dagli indigeni Taino, i quali, da quanto racconta lo stesso Colombo, non imbracciarono le armi, ma al contrario vollero conoscere gli uomini venuti per mare e commerciare con loro.

Scrive Colombo: “Gli abitanti (…) mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi […] Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere” (Prima relazione sul viaggio nel Nuovo Mondo, 14 marzo 1493)

Colombo, pragmatico e serenamente convinto della propria superiorità di uomo bianco, cristiano e civilizzato non ci pensò invece due volte a costringere in schiavitù quanti più uomini poteva, così da poter tornare in Europa con un dono esotico per la corona spagnola, che aveva finanziato la spedizione, come se si trattasse di un animale mai visto fino ad allora. Il tutto condito da stupri ed esecuzioni pubbliche, che nella storia delle conquiste non sono mai mancati.

Ma non solo, egli compì altri viaggi nel Nuovo Mondo e fu infine premiato col titolo di governatore di Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana, dal quale fu poi destituito nel 1500 dagli stessi sovrani di Spagna per via del modo tirannico e disumano in cui amministrava la colonia. Tra i documenti del processo sono presenti tra le altre cose le testimonianze di 23 persone che confermarono le torture effettuate dal governatore.

Posto tutto questo, non volendo né essendo in grado di dare giudizi netti e contestualizzando Colombo in un’epoca i cui valori erano ben diversi da quelli odierni, non possiamo che fare un passo indietro e celebrare la sua impresa nel modo più consapevole possibile, soffermandoci giustamente sulla portata rivoluzionaria della sua spedizione, ma senza ignorare la bassa caratura morale degli uomini che le hanno compiute.

Medici? Infermieri? Eccovi i veri Eroi di questa pandemia

di Lorenzo Caldirola

La pandemia da COVID-19 ha colpito molto duramente il nostro paese e il mondo intero: la gente era nel panico, i morti continuavano ad accumularsi senza che li si potesse salutare degnamente, la situazione sembrava disperata. Ma ecco che dalle ceneri di quel disastro, sudati e allo stremo delle forze, ma senza essersi mai arresi, ecco che alcuni Eroi si ergono a riportare la speranza nei nostri cuori: i medici, paladini instancabili di questa terribile crociata, e gli infermieri, loro leali scudieri.

Sì sì, tutto molto bello, tutto molto poetico eccetera, ma siamo sicuri che siano andate proprio così le cose? Bravi, bravissimi medici e infermieri, ma dovremmo davvero celebrarli? Dopotutto non si tratta di nulla più che “onesti” lavoratori che hanno fatto quello per cui sono pagati. Non è che il mio panettiere, che si sveglia alle quattro tutte le mattine e lavora come un mulo tutto il giorno per sfornare cibo per mezzo paese, abbia mai ricevuto medaglie, encomi nazionali o accorati applausi dai balconi di tutto il vicinato, eppure testa bassa e ha sempre lavorato, senza mai una protesta o un giorno di pausa.

Adesso però che i morti fanno scalpore, il personale sanitario ha ben deciso di mettersi in mostra e far vedere quanto loro siano stati più bravi e più coraggiosi di tutti noi per farsi lucidare le scarpe da un intero paese, come successe anche con i pompieri newyorkesi dopo l’11 settembre.

Ma io non ci sto, io dico basta, basta con questa vacua adulazione, basta con la continua e incondizionata gratitudine a chi ha costruito la propria fama sulla pelle dei nostri cari che non ce l’hanno fatta. Hanno fatto il loro lavoro, sono stati bravi, li ringraziamo e li paghiamo apposta con le nostre tasse perché continuino a farlo.

Ora possiamo tornare a concentrarci su quelli che sono i veri eroi di questa pandemia magari, sto parlando di me e di tanti altri colleghi giornalisti che gratuitamente continuano ogni giorno a squarciare il velo di Maya che le lobby ci mettono davanti agli occhi e a servire il Paese Reale SENZA CHIEDERE NULLA IN CAMBIO.

Comunque non c’è di che, lo faccio per voi!

Pop corn al 5G

di Lorenzo Caldirola

Proprio ieri mio fratello è venuto da me entusiasta per aver scoperto l’eccezionale velocità di download dei cellulari che sfruttano la rete 5G. Io, che sono un signore, mi sono mostrato interessato e l’ho ascoltato con attenzione e trasporto, ma dentro di me non facevo altro che domandarmi dove avessi sbagliato come fratello maggiore.

Sì, perché i giovani sono troppo facilmente entusiasmati da ciò che è nuovo, da ciò che è smart, da ciò che è fast, ma raramente si pongono il problema di quale sia il prezzo da pagare per tutti questi prodigi.

Fonti autorevoli affermano da anni che le radiazioni elettromagnetiche emesse da smartphone e dispositivi mobili sono la causa numero uno di tumori nei paesi più sviluppati; se a questa terribile realtà, ormai fin troppo radicata, aggiungiamo la recente introduzione di questa nuova rete 5G, che con le sue onde ad altissima intensità pervade ormai buona parte del nostro paese, capirete che non siamo altro che buste di mais in un microonde gigante. Pop-pop.

E questa maglia di fili invisibili, che in ogni momento ci imprigiona e ci attraversa, senza che ce ne accorgiamo, facendo vibrare le nostre cellule come nudisti in mezzo alla neve, non causa solo tumori, ma anche malformazioni di feti e, argomento di scottante attualità, abbatte sempre di più le nostre difese immunitarie, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Fin qui però bastava un po’ di buon senso per arrivarci da soli (magari più persone ne avessero).
Ma ora arriva il bello, quello che non potevi nemmeno lontanamente immaginare, ma dal quale fortunatamente ci hanno messo in guardia alcuni scienziati illuminati. La frequenza delle radiazioni covid, perché tanto vale chiamarle così, è di 868 Megahertz! Non sapete cosa significa? Bene, è per questo che ci sono io.

Una frequenza inferiore al Gigahertz è sufficientemente piccola da consentire alle radiazioni di superare strutture come i muri in mattoni, essenzialmente penetrando a livello atomico la materia solida: questo permette a chi controlla queste radiazioni di ottenere una mappatura 3D estremamente accurata dell’ambiente circostante. Immaginate sostanzialmente un radar sotto steroidi e ora pensate che quel radar è nelle mani del governo e, ancor peggio, sicuramente anche in quelle del governo cinese. Sogni d’oro.

Che dite, alla luce di questo vale la pena mettere a repentaglio la vostra vita e rinunciare definitivamente alla vostra privacy per evitare che i vostri video su Youtube si fermino per caricare a metà riproduzione?

Io sono qui solo per aiutarvi in modo che possiate porvi le domande giuste e darvi gli elementi per trovare le risposte; ora che sapete davvero com’è la storia, a voi l’ultima parola.