La nostra storia

È da un’ipotesi che è saltato fuori Altro – giornale di carta, da queste e altre frasi scritte da Carlo Dal Lago, maestro elementare. A loro volta le ipotesi, come i giornali, nascono dalla realtà e si vanno poi a infilare in un angolo per non disperdersi o snaturarsi: così è stata sezionata la realtà dei giovani, il mondo dei rovesciamenti, dei ribaltamenti, delle esplosioni, delle nudità e soprattutto il luogo in cui tutto questo non avviene per gioco, per noia, per un male dei tempi presenti. Al contrario, è una questione di mestiere. Mestiere, facendo rima con dovere, si trascina giù tutta un’aria di serietà, di professionalità e, non meno, di utilità nella società.
In una fiaba di Andersen, un re misero si lascia truffare dalla promessa di stare indossando un abito dalla fattura magnifica, visibile solo all’occhio delle persone intelligenti e passeggia così a petto gonfio per le vie della città raccogliendo la falsa adulazione del popolo remissivo e timoroso di passar per scemo. Allora con una sola parola un bambino fa esplodere la situazione: nudo, il re è nudo, non vedete? Nudo lo era anche prima del grido del giovane, eppure dopo lo è davvero, lo è di più perché qualcuno ha osato fissarlo in una parola. Per lanciare una notizia tale ci voleva proprio uno strillone, che forse non a caso era spesso un lavoro per giovanotti col basco.
Il giornale Altro è quindi figlio del pensiero che forse i giovani non sanno fare molto, ma almeno il loro mestiere lo sanno fare e anche bene se qualcuno gli presta uno spazio dove tirar su un capanno degli attrezzi e gli dà due pacche sulla spalla. E anche due lire per cominciare. Questo invece è mestiere da adulti, o meglio, da adulti educatori (e anche qui mestiere continua a fare rima con dovere). Questo giornale non è affatto un trovatello, è stato scodellato da un gruppo di adulti non occupati ad occupare posti, incarichi e ruoli bensì preoccupati dei loro ragazzi, e dei ragazzi-non-loro, adulti che pazientemente hanno allargato la rete anche ai nuovi arrivati, alla professionalità varia e intrinseca di noi giovani. Fra questi è impossibile non ricordare Fabrizio Persico, un uomo che del lavoro per e con gli altri ha fatto una ragione di vita e che per molti di noi (e non solo) è stato in grado di aprire porte verso orizzonti, opportunità e sfide che per un giovane in un mondo complicato come il nostro non si incontrano facilmente.
Afferrare e portare questo testimone attraverso gli anni e per mezzo delle persone che nel tempo sono entrate nella vita di Altro non è stato sempre semplice e qualcuno potrebbe dire che togliere la carta al nostro giornale sia in definitiva il simbolo di una battaglia persa. Quello che però ci sentiremmo di rispondere è che Altro era e resta uno spazio, in cui noi che scriviamo in qualche modo ci siamo ritrovati e che abbiamo avuto la possibilità di adattare e modellare secondo le nostre esigenze. Uno spazio che ci ha permesso di provare a raccontare agli altri qualcosa di noi, del mondo in cui viviamo e, nel farlo, di sperimentare cosa significhi scrivere per e con gli altri. Per questo abbiamo ritenuto di portare avanti questo progetto anche in una forma molto diversa, e per certi versi antitetica, rispetto a quella in cui è nato e di trasformare il nostro piccolo giornale per far sì che potesse continuare a vivere. Nella speranza che possa portare con sé, insieme a ciò che lo ha fatto nascere e ci ha condotto qui, uno sguardo verso il futuro, lasciando un microfono aperto per chi avrà voglia e capacità di raccontarlo.