Due numeri sul gioco d’azzardo

di Francesco Ronzoni

Il gioco d’azzardo, o meglio l’insieme di tutte quelle attività ludiche che coinvolgono delle scommesse in denaro e le relative possibili vincite, è probabilmente considerato uno dei vizi più diffusi nella nostra società, oltre ad essere sicuramente fra i più antichi. Infatti, sebbene non tutti siano attratti dal suo fascino , ogni tanto capita anche alle persone più impensabili di lasciarsi scappare la tentazione di misurare la propria fortuna alla lotteria, alle slot machines o a qualsiasi altro gioco che possa soddisfare la voglia di sfidare la sorte.

Purtroppo per noi il romanticismo insito in questo gesto spesso viene presto frantumato: ciò avviene a causa di quei due freddi antagonisti che sono da un lato il guadagno (sottinteso: di chi il biglietto della lotteria ce lo vende, non certo il nostro), dall’altro la matematica, che da terribile amica ci aiuta a riaffacciarci alla realtà.

Per questo articolo l’intenzione è quella di descrivere molto superficialmente il ruolo che la matematica svolge dietro le quinte nel gioco d’azzardo. Mi limiterò al contesto del gioco legale: la matematica che si calcola al di fuori della legalità non la conosco realmente, ma posso solo immaginare che sia nei fatti molto più affascinante, seppur una peggiore amica.

Dunque, in Italia l’agenzia fiscale che si occupa, tra le altre cose, delle regolamentazioni legate al Gioco è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Ogni anno questo ente provvede a redigere il “Libro Blu” (facilmente reperibile in pdf online), in cui vengono pubblicate tutte le informazioni relative al gioco nel nostro paese: da qui sono stati ricavati i dati discussi in seguito.

Prima di entrare nel dettaglio però bisogna chiarire cosa si intende esattamente con gioco d’azzardo: l’ADM riconosce vari tipi di “giochi” tra cui vengono differenziati, per esempio, apparecchi AWP (Amusement with Prizes) e VLT (Video Lottery Terminal), lotterie, scommesse sportive, scommesse ippiche,  giochi da casinò e di carte, bingo… Molti di questi, inoltre, sono disponibili sia in versione fisica che virtuale. Ogni tipologia comporterebbe un discorso a sé che evidentemente non ci possiamo permettere di fare in un semplice articolo, perciò ho deciso di concentrarmi principalmente su AWP e VLT (per intenderci, le slot machines). Gli apparecchi AWP, composti da cabinet e scheda di gioco, sono i più comuni  e si possono trovare anche in locali non specializzati come bar, edicole e tabacchi, oltre, ovviamente, a tutte le sale gioco, in cui sono ammessi anche gli apparecchi VLT. Quest’ultimi sono invece terminali internet multi-gioco con touch screen collegati ad un sistema centrale, gestito dall’ADM. Per legge, tutti questi apparecchi devono garantire un ritorno di denaro percentuale ai giocatori (Vincita) sul totale giocato (Raccolta) equivalente, come minimo, al 70% della Raccolta per ogni ciclo (per le slot machines  virtuali la percentuale sale fino all’80/90%); si definisce ciclo un numero variabile tra 14.000 e 140.000 turni di gioco.

Facciamo allora un esempio: mettiamo caso che l’apparecchio su cui stiamo giocando completi un ciclo dopo 100.000 turni e che la percentuale di Vincita sia un po’ più alta del minimo di legge, diciamo dell’80%. Ciò significa che alla conclusione dell’ultimo turno  (all’incirca) un 20% del totale dei soldi giocati è rimasto nell’apparecchio e che, in media, tutti quelli che hanno tentato la propria fortuna sono tornati a casa con solo l’80% di quanto hanno giocato. Ma questo scenario mediato non è ciò che succede quando ci si trova a giocare solo per una manciata di turni: l’apparecchio è programmato, giustamente, per essere imprevedibile e le vincite possono essere quindi considerevoli (fino ad un massimo di 100€ a partire da una giocata massima di 1€ per turno nelle AWP; fino ad un massimo di 5.000€ con giocata massima di 10€ per le VLT). A lungo andare, però, le vincite tendono ad assestarsi sull’80%, rendendo l’apparecchio più vantaggioso per chi offre il servizio: risulta così evidente che giocare più e più partite comporta un equilibrarsi delle vincite e perdite su una media comunque negativa (nell’esempio proprio l’80%).

Similmente si potrebbe dire di quasi tutti gli altri giochi. Un caso particolare è quello dei Gratta&Vinci: per legge, per questo genere di gioco sulla Vincita è stata fissata una percentuale massima del 75%. Le scommesse, sia sportive che ippiche, non essendo legate ad alcun sistema regolabile di vincite, non presentano limiti di legge e si qualificano, in un certo senso, come le più rischiose. Più in generale, le percentuali, quando possono essere definite, si aggirano sull’80 o 90% delle Vincite sulla Raccolta.

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