Chi è senza vizi scagli la prima pietra

di Francesco Marinoni

Per quanto si cerchi di resistervi, il fascino del Male è sempre presente, almeno in parte, in tutti noi. Dalla tentazione del serpente nel giardino dell’Eden fino ad oggi, gli ostacoli posti lungo la strada dell’uomo verso il Bene sono stati innumerevoli e, spesso, difficili da evitare: l’essere umano è, da sempre, vizioso.

Certo, questo non gli ha impedito di elaborare regole di vita per cercare di esserlo sempre meno, tentando disperatamente di piegare la curva della propria esistenza fino a tangere la perfezione, la santità. Dividere il Bene dal Male, ciò che è morale da ciò che non lo è, Halāl da Harām. Naturalmente non sempre è facile mettersi d’accordo su questioni di questo calibro; anzi, si potrebbe tranquillamente affermare che non sarà mai davvero possibile raggiungere un vero consenso.

E allora perché affannarsi tanto? Secoli e secoli di condanna dei vizi non sono certo riusciti ad eliminarli; e forse questo dovrebbe suggerirci che sarebbe meglio dedicarsi a qualcosa di diverso. Cogliere le imperfezioni nell’altro, guardarle dentro e, piuttosto che condannarle, riconoscervi le proprie, perché ognuno ha le sue.

Parliamo quindi del vizio da una prospettiva differente, che si allontana dal giudizio morale per avvicinarsi, invece, alla comprensione empatica. Perché, in questo caso, è giunta l’ora di smettere di nascondersi. Dopotutto, cosa sarebbe il nostro giornale, Altro, se non la manifestazione del nostro incorreggibile vizio di scrivere?

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