La trasfigurazione infantile nelle opere di Paul Klee

di Andrea Riva

Molti sono gli artisti che hanno portato il tema dell’infanzia all’interno delle loro opere, basti pensare all’arcinota poetica del fanciullino di Giovanni Pascoli. Tra questi possiamo annoverare certamente Paul Klee, prolifico pittore novecentesco che, attraverso uno stile unico e personale, è stato capace di integrare nella sua arte diversi elementi provenienti dalle più celebri correnti artistiche del XX secolo.       
Tra tutte è però l’Astrattismo l’avanguardia a cui il nome di Klee viene solitamente associato. La sua adesione nel 1911 al gruppo espressionista del “Cavaliere Azzurro” di Vasilij Kandinskij e Franz Marc segna per lui il primo decisivo passo verso un’arte sganciata da ogni preciso riferimento figurativo alla realtà esterna.
«L’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile»: con queste parole Klee dichiara per l’appunto di voler considerare l’arte non come uno strumento con il quale descrivere e rappresentare la realtà circostante, quanto, piuttosto, come un mezzo per rivelarne i suoi meccanismi più reconditi. Questa concezione dell’arte ben si sposa con un altro tema della pittura di Klee, che è quello che ci riguarda: quello dell’infanzia.

Poster Premium Castello e sole

Paul Klee, Castello e Sole, 1928

L’interesse di Klee per il disegno infantile nasce già nel 1902, quando casualmente s’imbatté in alcuni suoi disegni realizzati da bambino.  Di queste piccole opere primordiali Klee ammira soprattutto la capacità di guardare il mondo in modo innocente e senza filtri. Scriveva Klee «I signori critici  dicono spesso che i miei quadri assomigliano agli scarabocchi dei bambini. Potesse essere davvero così! I quadri che mio figlio Felix ha dipinto sono migliori dei miei». Ecco quindi che la visione astratta della sua pittura passa proprio da questa innocenza puerile, da questo sguardo infantile.

Paul Klee, Ad Parnassum, 1932 

Un altro evento significativo per la maturazione artistica di Klee sarà un viaggio in Tunisia nel 1914 dove il pittore, rimasto particolarmente colpito dal colore e dall’atmosfera dei paesaggi nordafricani, prenderà una nuova consapevolezza dell’utilizzo del colore proprio con lo scopo di raggiungere quella trasfigurazione della realtà. Le sue opere quindi, i cui soggetti non sono mai comunque totalmente astratti, a differenza di quelli di Kandinskij, sono caratterizzate dall’utilizzo di forme e figure primitive ed infantili e da una significativa valorizzazione dei colori.  

Un esempio emblematico di tutto ciò è il suo dipinto Villa R., dove un’abitazione proveniente da qualche remoto ricordo d’infanzia viene trasfigurata in un luogo magico, formato da coloratissime forme geometriche che ricordano alcuni giochi per bambini.

Paul Klee, Villa R., 1919

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