Il Pinocchio di Garrone

Di Francesca Ariano

Pinocchio è il titolo di una pluripremiata pellicola diretta da Matteo Garrone, uscita nelle sale nel 2019 e ispirata al celeberrimo romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi.

Tutti conosciamo la storia di Pinocchio, eppure il film di Garrone riesce a darle nuova vita, restituendo al pubblico un senso di stupore, di appagamento, di gusto per l’arte del raccontare storie. Ben lontano dall’edulcorata versione della Disney, il Pinocchio di Garrone si mantiene molto fedele alla fiaba originale di Collodi e non manca di elementi orrorifici, macabri, grotteschi, inquietanti. Basti pensare ad alcune scene ambientate nel palazzo della Fatina, dove diversi personaggi scivolano sulla scia di bava che la Lumaca ha lasciato sul pavimento, ma anche ai toni cupi che caratterizzano l’impiccagione di Pinocchio e alla terrificante immagine del burattino e di Lucignolo trasformati in asini.

Uno dei tratti distintivi di questo film è il realismo con cui rappresenta le vicende e i personaggi, umani e non. Fondamentale per il realismo visivo della pellicola è il trucco, realizzato da Mark Coulier, che senza effetti speciali è riuscito a dare grande credibilità ai personaggi.

È stata particolarmente felice anche la scelta del cast, in primis Federico Ielapi, che ha saputo rendere bene la vivacità ma anche l’ingenuità di Pinocchio. Roberto Benigni si è calato nei panni del suo personaggio con grande maestria, riuscendo a rappresentare un Geppetto che prima ancora di essere un povero falegname “è un babbo, un padre che ama suo figlio alla follia” (come ha detto lo stesso Benigni). Azzeccatissima anche l’interpretazione della Volpe da parte di Massimo Ceccherini, che peraltro ha contribuito ad aggiungere momenti di comicità e leggerezza al film. Una menzione particolare va poi fatta al Grillo Parlante e al suo spiccato accento napoletano.

Il filo conduttore della storia è la musica fiabesca, magica e a tratti malinconica di Dario Marianelli.

Garrone ha detto di aver voluto creare un film “che potesse arrivare a tutti, ai bambini e ai grandi”, e che potesse “essere divertente e avere una leggerezza, una luce”. Credo di poter dire che è riuscito nell’intento, perché il suo Pinocchio non è solo un film per bambini. È una fiaba che incanta, che mescola realismo e magia, orrore e tenerezza. Quando andai a vedere questo film al cinema, alla fine della proiezione uno spettatore seduto davanti a me commentò: “Ho finalmente capito Pinocchio”. E mi sembra la conclusione perfetta per questa recensione.

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