I giannizzeri

di Lorenzo Caldirola

Nonostante si tratti di uno degli imperi più importanti a livello eurasiatico per più di 600 anni, non sono in molti in Italia ad essere informati su cosa fosse e come fosse organizzato l’Impero ottomano.

Siccome è più che evidente che un articolo non sarebbe mai in grado di spiegare tutta la complessa storia di un regno centenario, mi limiterò ad analizzare un singolo elemento ad esso legato: il corpo dei giannizzeri.

Volendo riassumere tutto in poche parole, i giannizzeri erano bambini cristiani che venivano prelevati dai loro villaggi entro il decimo anno di età e condotti a Costantinopoli, dove sarebbero stati formati per diventare soldati d’élite o funzionari governativi, a seconda delle proprie capacità.

Di primo acchito verrebbe da compatire questi poveri bambini, strappati alle loro famiglie e alla loro fede e condotti a chilometri e chilometri di distanza per ricevere un rigido addestramento militare (o peggio, le “attenzioni” del sultano).

Effettivamente si tratta di un pensiero legittimo; tuttavia, va tenuto in considerazione che in quel contesto le possibilità per un cristiano (e per tutta la sua famiglia, perché il nepotismo non l’abbiamo inventato mica noi) di fare carriera era appunto quella di entrare da bambino nel corpo dei giannizzeri. Ebbene sì, perché non si parla di briciole: i più dotati tra i prescelti ottenevano le cariche più importanti del governo ottomano, financo quella di Visir, il secondo uomo più importante dell’impero, nonché reale burattinaio delle sue politiche. Capirete come mai vi fossero famiglie e interi villaggi che pagavano fior di tangenti ai funzionari imperiali perché scegliessero proprio i loro figli (no, nemmeno la corruzione abbiamo inventato).

Ma cosa possiamo dire allora di un impero che basava la sua politica e il suo esercito su bambini strappati alle proprie radici geografiche e culturali ed educati appositamente per diventare temibili guerrieri e astuti politicanti? Da un lato possiamo vedere lo sforzo immenso compiuto dagli ottomani per integrare delle minoranze etniche e religiose ai più alti livelli possibili; dall’altro non possiamo che denunciare un sistema cinico che prende dei bambini ancora innocenti, li lobotomizza e li trasforma in obbedienti ingranaggi di un sistema complesso e raffinato, ma fondato sulla violenza.

Se posso permettermi di dare un consiglio generale, la storia dell’Impero ottomano è molto interessante e troppo poco nota, considerando quanto ha coinvolto in realtà anche noi italiani nei secoli. Se questo articolo scritto così un po’ a braccio ha suscitato il vostro interesse dovete assolutamente recuperare la puntata del podcast di Alessandro Barbero dedicata all’argomento al link: https://www.spreaker.com/user/fabb/134-impero-ottomano-alessandro-barbero

Parlo da fanboy, ma vi assicuro che non ve ne pentirete!

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