Vent’anni da Genova: i ricordi di chi non c’era

di Francesco Marinoni

Raccontare Genova 2001 dal punto di vista di chi come me non c’era, in quei giorni di luglio di ormai vent’anni fa, sembrerebbe un’operazione senza senso: all’epoca dei fatti ero solo un bambino e i miei ricordi di quei momenti sono praticamente assenti. Eppure mi ritrovo comunque a scrivere queste righe su un avvenimento che, nonostante queste premesse, ho sempre sentito molto vicino e su cui sento di voler aggiungere qualcosa di personale.

L’anniversario, intanto. È vero che un anno passato in più è solo un numero come un altro, l’ennesimo foglio che si stacca dal calendario per lasciare il posto al successivo; tuttavia, le cifre tonde hanno sempre un effetto diverso, sembrano in qualche modo appesantire ulteriormente il ricordo, soprattutto in casi come questo dove il fardello di memoria è già, di per sé, estremamente doloroso da portare. Vent’anni sono tanti e il tempo trascorso si fa sentire, con i ricordi e i fatti che inevitabilmente si mischiano alle ricostruzioni parziali e alla disinformazione che, alimentando narrazioni lontane dalla realtà, tendono ancora adesso a sminuire o ribaltare gli eventi che hanno accompagnato il G8 di Genova.

Di quei giorni ci sarebbero tante immagini e vicende da raccontare. Ci sarebbe il corpo di Carlo Giuliani steso a terra in Piazza Alimonda, dopo essere stato ucciso da un carabiniere con un colpo di pistola alla testa; ci sarebbe la caserma di Bolzaneto, con le manganellate, le umiliazioni e i soprusi della polizia sui tanti fermati raccattati a casaccio nelle piazze e pestati a sangue; ci sarebbe l’irruzione nella scuola Diaz, con quelle scene che verranno descritte in seguito con l’emblematica espressione “macelleria messicana”; ci sarebbero i cortei di manifestanti inermi caricati coi blindati, spezzati a bastonate e inondati di lacrimogeni. Ma di tutte queste cose non è giusto che sia io a parlarne perché negli anni fortunatamente tanti altri hanno voluto raccontarle, con testimonianze dirette che più di ogni altra cosa permettono di tenere vivo il ricordo di una violenza di Stato che ha rappresentato una macchia indelebile nella storia del nostro Paese.

Come dicevo, tutto quello che so di Genova l’ho sentito raccontare. Dai miei genitori, innanzitutto, di cui ricordo distintamente, anche a distanza di tanto tempo, la preoccupazione e lo sgomento vissuti in quei giorni, quando ciò che stava succedendo divenne noto agli occhi del mondo. Ricordo di come seguirono in diretta l’irruzione nella sede di radio GAP, con il racconto di ciò che stava accadendo nella Diaz attraverso le voci incredule dei conduttori della trasmissione, poco prima che venisse interrotta. Negli anni poi il desiderio di saperne di più mi ha portato ad approfondire molto la vicenda, facendo crescere in me un misto di disgusto e rabbia, oltre a una consapevolezza sempre maggiore di come dietro alla facciata pulita di uno Stato democratico possa nascondersi la violenza squadrista degna di un regime.

Si dice spesso che Genova sia stata uno spartiacque, che da allora sia inevitabilmente necessario parlare di un prima e di un dopo. Per certi versi quell’evento si potrebbe dipingere come l’inizio della fine di un movimento, quello no global, che da allora è riuscito sempre meno ad imporsi con la stessa forza, né in Italia né altrove, quando proprio all’epoca del G8 del 2001 era forse nel suo momento più florido. Se così fosse, verrebbe da dire che alla fine le istituzioni hanno vinto e che un movimento capace di radunare centinaia di migliaia di persone in una città è stato represso con successo nel sangue per una precisa volontà politica di chi, in quei giorni, tesseva le fila dietro agli alti vertici della polizia.

Se è innegabile che dopo quei giorni qualcosa in un certo senso si sia rotto, non si può certo dire che ciò che è successo sia stato dimenticato. Per quanto la politica, da tutti i lati, non abbia mai problematizzato fino in fondo la gravità degli avvenimenti, il ricordo è rimasto vivo e si è tramandato da chi nelle strade di Genova correva inseguito dalla polizia a tutti coloro che non c’erano o sono nati dopo. È sopravvissuto nonostante tutti i tentativi di insabbiare e nascondere la verità, con la protezione dei responsabili delle violenze che in molti casi hanno anche ricevuto promozioni e continuano ad occupare posizioni di potere. La violenza delle forze dell’ordine esiste e persiste ancora oggi (le recenti immagini di Santa Maria Capua Vetere sono solo un’ulteriore conferma) e quelle giornate servono anche a ricordarlo, sempre. Nelle piazze virtuali del web oggi si può dire che quelle istanze date per morte in verità resistono ancora, seppure in forme e modi diversi: sono l’eredità indelebile di un sogno spezzato che però non è stato cancellato, che può continuare a resistere anche nella memoria delle violenze che hanno provato ad affossarlo.

Per tutti questi motivi ho pensato che, nel mio piccolo ruolo di presunto giornalista, fosse importante condividere i miei pensieri in questi giorni in cui ricorre il ventesimo anniversario. Forse perché mi sono sempre detto che, se fossi stato più grande, sarei stato anche io a Genova in quel luglio del 2001, che è poi il motivo per cui mi sento così affettivamente legato a tutti coloro che invece quelle piazze e quelle strade le hanno occupate con i loro corpi. Gli anniversari, come dicevo, non dovrebbero essere giorni speciali, ma possono e devono essere un’occasione in più per ribadire i propri ideali e raccontare ciò che, anche se fa parte del nostro passato, continua a formare il nostro presente. Sta a noi, giovani e meno giovani, il dovere di raccontare e di non dimenticare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...