Prospettive – Lingua

Flusso di coscienza

di Francesca Ariano

(Che bello oggi si va al supermercato ma come Marcovaldo se non hai una lira in tasca quella rompiscatole di mia moglie ma anche a lei piace è sempre bello vedere tutta quella gente felice fanno la spesa loro eh già mica come me che non ho un soldo ma io mi diverto a vedere quei ricconi smidollati con i loro carrelli pieni mi diverto e che male c’è se mi diverto così adesso sì la moglie c’è i figli pure e via tutti al supermercato a guardare i ricconi ma…)

[…] Ecco questo carrello lo prendo io questo alla moglie questi qua ai bambini e via così guarda quei banchi come sono pieni proprio belli toh un salame e guarda che meraviglia questo casera questo gorgonzola ah il caro vecchio gorgonzola da quanto tempo eh ma guarda quei disgraziati dei miei figli che vogliono prender tutto ma mica si può fare così ah la cassiera no la cassiera no la somma no per cortesia che m’importa a me della signora che prende quel che vuole […] e ma basta non ce la faccio più io sono qui come uno scemo con questo diavolo di carrello vuoto e non se ne può più e quelli invece guardali lì tutti pieni belli pieni basta adesso gli dico di non toccar nulla e me ne vado sì di là sì veloce che quelli mi vedono ah i datteri che belli che sono sì ora li piglio sì ah che soddisfazione dentro il carrello evviva che bello ora gli faccio vedere io a quei ricconi guardate sì guardate tutti Marcovaldo che bel carrello che s’è fatto eh bello vero poi li poso questi sì certo ma oh guarda che abbiamo qui ah la salsa piccante questa mi piace tanto ah il caffè sì il caffè è davvero ma gli spaghetti la pasta guarda che bella tutta azzurra sì dentro anche tu […] quante cose qua non se ne vedono di carrelli così in giro eh […] ma guarda un po’ lì quel carrello è ancora più pieno ma come ma chi MA QUELLA È DOMITILLA

Riscrittura ampollosa

di Francesco Ronzoni

(Marcovaldo si reca al supermercato con i suoi congiunti più stretti. Siccome non possiede nemmeno il ricordo di un quattrino, non ha desiderio alcuno di fare degli acquisti quanto invece si sente più interessato a lasciar scorrere del tempo assorto nell’osservazione dei restanti clienti intenti a colmare le proprie sporte. Tuttavia…)

Marcovaldo al varcar la soglia si munì del cestello dotato di ruote adibito alla raccolta degli articoli di proprio interesse; tanto fecero ugualmente la moglie ed i suoi quattro pargoli, ciascuno alla guida di un diverso cestello. A tal modo essi progredivano in processione al seguito dei loro cestelli, divincolandosi tra i banchi stipati di ingenti quantità di prodotti alimentari, additandosi a vicenda i vari salumi ed i differenti prodotti caseari incontrati, dando prova di ricordarne i nomi, come si potrebbe, emergendo da una folla, scorgere i visi noti di persone care, o per lo meno conosciute, e dimostrare di non essere dimentichi di quei volti.

“Padre, ci è permesso acquistare un simile prodotto?” domandavano i pargoletti ad ogni rintocco di lancetta lunga d’orologio.

“No, non vi si deve metter mano, è proibito” asseriva Marcovaldo, memore della fine del percorso, cui a breve sarebbero giunti, dove l’incaricata ai pagamenti li attendeva per saldare il conto.

“Dunque perché alla signora lì di fronte è consentito?” inquisivano. […]

D’altronde, quando il cestello di cui ci si sta occupando rimane disuso mentre quelli delle altre persone s’empiono rapidamente, un uomo sano è capace di tollerare il confronto soltanto entro un certo limite: oltre, sorgono un’invidia e un sentimento di impotenza che frantumano le buone volontà. Perciò Marcovaldo, ammoniti i suoi cari di non cedere alla tentazione di tastare alcun prodotto, svoltò celere a una traversa tra i banchi, si sottrasse al campo visivo dei suoi famigliari e, carpita da un ripiano una confezione di datteri, la depose nel suo cestello. Bramava nel profondo solamente la sensazione di soddisfacimento che sarebbe stato in grado di spremere da neanche un quarto d’ora trascorso a girovagare sfoggiando anch’egli i suoi acquisti, tale e quale vedeva accadere con gli altri intorno a lui, per riporla, infine, nuovamente sullo scaffale da cui era giunta.

Questa confezione, fu presto accompagnata da una bottiglia di salsa piccante, una busta di caffè, un azzurro contenitore di spaghetti. […] Il cestello di Marcovaldo s’era fatto così gremito di merce. […] D’improvviso, da una corsia presso quella in cui Marcovaldo agiva s’affacciò un cestello ben più ricolmo del suo, spinto da null’altri che da sua moglie Domitilla.

Messaggio

di Rosamarina Maggioni

Marcovaldo è andato con sua moglie e i quattro bambini a fare la spesa, sono passati tra i banchi e ogni volta si imbambolavano guardando i salami o i formaggi, manco fossero loro amici o conoscenti. I bambini continuavano a chiedere se potevano prendere qualcosa, ma lui diceva di no perché non avevano abbastanza soldi. E loro continuavano a chiedere perché una signora invece li aveva presi… Vedevano il loro carrello vuoto e quello degli altri pieno e così si sono presi d’invidia e non hanno più resistito.

Allora Marcovaldo s’è spostato così la famiglia non lo vedeva più e ha messo nel carrello una scatola di datteri, solo per vedere com’era portarla in giro nel carrello, sfoggiando i suoi acquisti, pensando di rimetterla giù dopo. Dopo però ha iniziato a riempire il carrello di robe e solo dopo si è accorto che anche sua moglie Domitilla aveva riempito un altro carrello di tante altre cose.

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