Il Signore delle Lingue

di Susanna Finazzi

Ogni ragno gigante è merito di Tolkien. Poco importa se striscia nelle caverne sopra Mordor o si riproduce nella Foresta Proibita, per ogni aracnide che superi la ragionevole dimensione di una tarantola bisogna ringraziare la repulsione che Tolkien aveva per questi animali. Ovviamente il debito del fantasy nei confronti del nostro professore di Oxford va ben oltre i soli ragni.

A lui dobbiamo i primi conlang letterari, o per meglio dire le prime lingue inventate per una storia. Il termine conlang sta per “constructed language” e si riferisce a tutti gli idiomi che non sono nati dall’evoluzione dell’essere umano nel tempo ma sono stati creati a tavolino. Nel mondo della fiction gli esempi si sprecano, ma Tolkien, con più di dieci lingue inventate per la Terra di Mezzo, rimane ancora oggi il linguista con più conlang all’attivo. La sua storia d’amore con il finlandese ha dato origine a ben tre lingue elfiche, il quenya, il telerin e il sinadrin, più una “lingua segreta” degli dèi chiamata valarin, mai sviluppata completamente.

A questo punto vorrei chiarire che l’iscrizione dentro al famoso Anello non è in elfico, ma in Linguaggio Nero, un’altra lingua creata da Tolkien per Sauron e compagnia, anche se gli Orchi, per la verità, parlano orchiano. Per caso credete che ne esista una sola versione? Assolutamente no, ogni clan di orchi ha il suo dialetto. Per comunicare tra loro e portare gli Hobbit a Isengard gli Orchi utilizzano l’ovestron, la lingua comune che tutti conoscono, una specie di inglese della Terra di Mezzo. L’ovestron lo parlano tutti, cosa molto comoda visto che ci sono popoli come i Nani che non insegnano la loro lingua a nessuno o come gli Hobbit che non si allontanano mai troppo dalla Contea.

Tolkien è l’unico ad aver creato una lingua che viene parlata da tutte le razze del suo mondo, cosa che invece non succede per gli altri conlang, che appartengono soprattutto a film o serie tv. In questi casi non c’è la necessità di creare un sistema linguistico complesso, per cui il risultato sono conlang parlati solo da determinati popoli, come l’Alto Valiriano o il Dothraki, inventati per il Trono di Spade dal linguista David J. Peterson, che tiene anche un corso per imparare la lingua di Khal Drogo all’università di Berkeley. Non tutti i conlang hanno una struttura così complessa e alcuni esistono solo sotto forma di frasi, come il serpentese di Harry Potter o il Na’vi parlato dagli abitanti di Pandora in Avatar di James Cameron.

Un altro idioma artificiale che ha avuto un enorme successo è il Klingon, parlato dall’omonima razza aliena di Star Trek: per l’espansione e l’insegnamento di questa lingua esiste perfino  un’organizzazione no-profit che ha tradotto Amleto in Klingon e progetta di fare lo stesso con la Bibbia. Il merito del successo di queste lingue va agli appassionati, che si dedicano allo studio della grammatica e all’invenzione di nuovi termini, esattamente come faceva Tolkien da ragazzino. Partendo dal gotico antico, di cui si hanno pochissime informazioni, l’autore del Signore degli Anelli aveva dedotto molti termini dalla somiglianza con altre lingue sorelle, creando quello che lui chiamava “neo-gotico”.

In realtà non serve essere un linguista per creare un idioma artificiale. Anzi, su Amazon si possono comprare kit di costruzione dei linguaggi, per entrare a far parte a tutti gli effetti della comunità dei conlangers, i creatori di lingue. Esiste perfino una bandiera, che raffigura la Torre di Babele su fondo viola. Per qualche tempo anch’io ho accarezzato l’idea di creare una mia lingua, appena dopo aver tentato di imparare l’elfico (senza successo). Alla fine mi sono resa conto che, per quanto i conlangs funzionino bene nei mondi fantasy, potrebbe essermi più utile studiare una lingua che posso parlare anche al di fuori dei comic con. D’altronde anche Tolkien era contento che i suoi fan volessero imparare la lingua di Legolas, ma ci teneva a specificare che non desiderava “passare i pomeriggi a parlare elfico con la gente”.

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