Il genovese di De André: la Lingua del mare nostrum

di Francesca Ariano

Fabrizio De André è stato un cantautore che non amava le scelte facili, tanto che nella sua esperienza artistica è sempre voluto andare controcorrente. Il long playing intitolato Creuza de mä, un’espressione genovese che si può tradurre come mulattiera di mare, rappresentò uno “strappo” nel panorama musicale italiano di quei tempi. Come raccontò lo stesso De André, nacque dalla volontà di recuperare la funzione primitiva del canto, quella di esorcizzare il male e alleviare la sofferenza, e dal progetto, audace quanto originale, di creare una musica mediterranea.

Fondamentale per l’ideazione e la realizzazione di questo progetto fu Mauro Pagani, un polistrumentista che Faber conobbe durante la creazione de La buona novella. Pagani già da tempo si era appassionato ai suoni della musica etnico-mediterranea e aveva studiato anche la musica araba e orientale. Da questo incontro nacque una proficua collaborazione tra i due artisti, che nel 1984 portò alla creazione di un long playing unico nel mercato discografico dell’epoca, sia musicalmente che linguisticamente.

De André e Pagani volevano fare una musica che potesse richiamare l’atmosfera del Mediterraneo, dove per Mediterraneo si intende il mare nostrum in senso lato: il Mediterraneo che va dal Bosforo a Gibilterra; quello che è stato la culla delle civiltà antiche e che da sempre è luogo di incontro, di scambio, di ricchezza.

Il primo passo verso la realizzazione di Creuza de mä lo fece Mauro Pagani: recuperò strumenti di antica tradizione, quali l’oud arabo (il liuto arabo), il bouzouki greco, le mandole, i mandolini e le zampogne trace, e li utilizzò per mettere in musica i suoni del Mediterraneo.

La sfida per Faber fu invece trovare una lingua che potesse essere altrettanto evocativa del mare nostrum. La scelta ricadde sul dialetto di De André, il genovese: una lingua ricca di dittonghi, iati, sostantivi e aggettivi tronchi e che all’artista pareva “il meno neolatino degli idiomi e quindi il più mediterraneo, quasi il più neoarabo”. Infatti il genovese, che contiene più di mille fonemi di origine turca e araba, nell’epoca in cui Genova era una Repubblica marinara veniva parlato in tutto il bacino del Mediterraneo.

Il genovese di Creuza de mä va ben oltre i confini della Liguria e del Tirreno per elevarsi a “summa degli idiomi mediterranei”, diventando la Lingua delle lingue, il simbolo di tutte le civiltà che nei secoli hanno abitato il Mediterraneo, un linguaggio non locale bensì universale. Occorre inoltre precisare che la lingua di questo long playing non corrisponde al genovese moderno, ma è un idioma nuovo, ispirato al genovese e tuttavia plasmato da De André, che lo definì un linguaggio “del sogno”.

A dispetto dello scetticismo del direttore della Ricordi, che esclamò “Speriamo di venderne almeno qualche copia a Genova!”, Creuza de mä ebbe un riscontro molto positivo presso il pubblico italiano. Tra tutti, spicca il commento di David Byrne, cantante dei Talking Heads, che lo definì uno dei dieci album più importanti degli anni ’80.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...