Doppiaggio e lingua originale

di Rosamarina Maggioni

Molto spesso mi sono ritrovata a discutere con il mio ragazzo se il film che avevamo deciso di vedere la sera sdraiati sul divano lo avremmo visto in italiano o in lingua originale. Parto subito dicendovi che alla fine della discussione ho sempre vinto io e che i film li abbiamo sempre visti con il sublime doppiaggio italiano, mio adorato. Non fraintendetemi, comprendo e rispetto appieno la decisione di chi preferisce guardare i film in lingua originale, con o senza sottotitoli (anche se sfido qualsiasi non madre lingua a capire davvero fino in fondo i dialoghi e le sfumature di espressione in una lingua che non è la sua).

Ma sorvolando sulla capacità di comprensione di una lingua straniera, che non è dote di tutti, me compresa, andiamo un po’ a parlare di questo annoso argomento che ritorna ciclicamente nel dibattito italiano; dico italiano perché la maggior parte dei Paesi europei propongono in lingua originale i film proiettati nelle sale cinematografiche (sarà forse perché non hanno dei doppiatori capaci?).

In ogni caso, direi che è cosa buona e giusta spezzare una lancia a favore di entrambe le parti coinvolte: doppiaggio e lingua originale. Partiamo dal presupposto che chi scrive è nettamente schierato per il doppiaggio e quindi questa non sarà un’analisi imparziale ed oggettiva, affatto. Bene, ora che abbiamo messo le cose in chiaro parliamo della lingua originale: posso riconoscere che ascoltare la voce reale dell’attore, con tutte le sue sfumature e tonalità, con la cadenza e la recitazione ci permette di apprezzare al meglio la sua performance e la capacità di rendere personale l’interpretazione della psicologia profonda del personaggio. Tuttavia, non posso non pensare al fatto che solo chi è madre lingua, e in particolare chi appartiene alla cultura linguistica dell’attore in questione, riesca davvero a percepire tutte quelle sfumature che dovrebbero darci quel qualcosa in più. Un esempio di ciò che sto dicendo è la netta differenza tra la recitazione di un attore inglese ed uno americano: dubito che una persona che conosce l’inglese, magari anche non a livello base, riesca davvero a percepire le sottigliezze della lingua in cui l’attore recita; capirà le singole parole, il senso dei dialoghi, forse qualche slang o modo di dire, ma non certo le sfumature profonde del parlato. Credo che ogni lingua sia un mondo a sé stante e che solo chi ne fa parte riesca davvero a comprenderlo.

Passiamo ora all’altro capo del discorso, parliamo di doppiaggio: questo è il procedimento tecnico e artistico mediante il quale nei prodotti audiovisivi si sostituisce alla colonna sonora originale, sia parlata sia musicata, del prodotto stesso un’altra tradotta, per renderla comprensibile nel Paese di diffusione. Lo scopo principale del doppiaggio è quindi quello di rendere comprensibile un prodotto che contiene del parlato, in modo che anche chi non conosce la lingua originale in cui è stato creato il prodotto possa fruirne. Quindi alla base del doppiaggio c’è la volontà di rendere l’arte (nel nostro caso il cinema) accessibile a tutti, senza distinguere tra nazionalità (e quindi tra lingue). Già questo rende onore e, a mio parere, conferisce un valore aggiunto a questa scelta. Oltre a permettere a tutti di capire, il doppiaggio viene utilizzato per migliorare la qualità del suono di un film, che spesso è scarsa o disturbata, essendo che la regia non riesce mai ad eliminare tutti i rumori di fondo durante le riprese, permettendoci di vivere un’esperienza ancora più intensa, più viva. Personalmente io odio i rumori di fondo dei film non doppiati: mi basta dirvi che per come piace a me vedere i film, anche quelli italiani andrebbero doppiati. Lo so, sono un po’ estremista, ma nel cinema amo il suono pulito; per un’esperienza più vera, se così si può dire, c’è il teatro apposta. Ricordiamo inoltre che quello italiano è il doppiaggio migliore, riconosciuto e premiato in tutto il mondo: non a caso nel nostro Paese sono presenti le migliori scuole di doppiaggio.

Ritengo, in conclusione, che il doppiaggio stesso sia un’arte, paragonabile alla recitazione, che io amo profondamente e che continuerò a sostenere, nonostante il mio ragazzo e i miei amici siano di tutt’altro parere. Mi spiace per loro, ma con me continueranno a vedere film doppiati (faccina compiaciuta).

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