Dialetti: limiti ed eredità

di Bianca Plebani

Il linguaggio è un mezzo di comunicazione sempre in evoluzione, soggetto a continue trasformazioni. Oggigiorno tutti conosciamo e parliamo la lingua italiana, ma accanto a quest’ultima persistono ancora numerosi dialetti. L’utilizzo di questi idiomi locali si sta via via perdendo, tuttavia rappresentano ancora una risorsa culturale che non dovrebbe andar perduta.

L’unificazione d’Italia, avvenuta nel 1861, non fu un fenomeno significativo solo sul piano legislativo e politico, ma anche dal punto di vista linguistico, in quanto segnò l’avvio della diffusione dell’italiano come lingua ufficiale, con l’obiettivo di affermare l’identità culturale della nuova nazione. All’epoca, infatti, la lingua italiana era parlata solo da una minima parte della popolazione, una fetta che secondo gli storici varia dal 3% al 10 %, ma che andò progressivamente ad aumentare grazie alla scolarizzazione prima e ai mass media nel corso del nuovo secolo.

Il diffondersi della lingua italiana fece sì che si riducesse gradualmente l’utilizzo degli idiomi locali, i cosiddetti dialetti, lingue che originano dal latino, parlati localmente/regionalmente. I dialetti parlati in Italia si differenziano di zona in zona, variando più o meno sensibilmente anche tra aree limitrofe, si tratta di un linguaggio estremamente legato al territorio, che negli anni si sta a poco a poco perdendo. Tuttavia, nonostante un netto calo dell’utilizzo degli idiomi locali, la loro presenza rimane intrinseca in moltissime aree della nostra penisola, in particolare nel Centro-Sud, ma si registra un discreto utilizzo del dialetto anche nel Nord Italia, in particolare nelle zone di montagna, più isolate e periferiche, dove si conservano maggiormente certi usi e tradizioni che nelle città si stanno ormai perdendo.

Spesso sentir parlare in dialetto può far nascere nell’ascoltatore una reazione negativa, l’utilizzo di questo linguaggio potrebbe infatti significare un basso grado di istruzione, una certa arretratezza culturale e chiusura mentale, che causerebbe la difficoltà di dialogare con chi proviene da zone diverse dalla propria.

Tuttavia, nonostante questi limiti, saper dialogare in dialetto implica una serie di aspetti positivi da non sottovalutare: la consapevolezza e l’attaccamento alle proprie origini, uno stretto legame familiare, in quanto la trasmissione del dialetto avviene prevalentemente grazie alle generazioni più anziane della nostra famiglia. Aver dimestichezza con il proprio idioma locale significa inoltre bilinguismo, una caratteristica non da poco che consente una serie di benefici, sia dal punto di vista cognitivo, sia dal punto di vista culturale.

Ormai viviamo in un’epoca in cui a tutti viene insegnato a leggere e a scrivere in italiano, non si tratta più quindi di dover scegliere tra la lingua ufficiale e il nostro idioma locale, ma di poter conoscere entrambi, riconoscendo il dialetto come parte integrante del bagaglio culturale di ciascuno di noi, simbolo delle nostre origini, delle nostre tradizioni e della nostra storia. Proprio per questo l’utilizzo del dialetto non dovrebbe mai andare completamente perduto, è il linguaggio delle nostre radici, una caratteristica unica che ci ricorderà sempre del luogo dove siamo nati e cresciuti.

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