Omoeroismo

di Beatrice Marconi

Narra la leggenda che per ogni classe che affronta l’Iliade nelle ore di letteratura ci sia almeno un brillante studente che si sente in dovere di evidenziare l’ambiguità del rapporto che lega Achille e Patroclo: una ship che supera i confini generazionali e batte con notevole distacco i Brangelina.

Se l’intensità del sentimento è provata già nel testo (Achille, dopo la morte di Patroclo, afferma che il proprio unico scopo di vita sarà vendicarlo per poi giacere accanto a lui), fin dall’età classica si dibatte sull’eventuale natura sessuale di questo legame, riconducendolo in varia misura alla pederastia. In senso stretto in realtà la pederastia greca era parte del rapporto educativo, costruito sulla relazione fra un uomo più anziano attivo (il maestro e amante, erastés) e uno più giovane passivo (il discepolo e amato, eròmenos): la discussione sul rapporto Achille-Patroclo verteva anche su quale ruolo ciascuno dei due assumesse, dato che ciò aveva ripercussioni sociali su cui ancora ci si interroga.

Già prima, tuttavia, nella civiltà minoica (fra il III e il II millennio a.C.) pare che la pederastia fosse però strettamente legata alla vita militare: era il rito iniziatico che sanciva l’ingresso nel mondo degli uomini.

Nonostante la relazione eterosessuale fosse non solo contemplata, ma auspicabile (soprattutto oltre una certa età) e perciò regolata dall’istituzione del matrimonio, vediamo dunque già nell’antichità il frutto di una distinzione netta tra l’educazione maschile e quella femminile. Era praticamente impossibile che un uomo potesse condividere interessi e aspirazioni con una donna, un’intesa sentimentale poteva dunque costruirsi, nella maggior parte dei casi, solo con un proprio simile: il maestro o il compagno d’armi. Era il risultato di un mondo costruito a misura d’uomo (cioè di andros, non di anthropos).

Le cose non cambiano anche facendo un grande salto temporale in avanti e atterrando nel Medioevo: il momento in cui gli eroi si chiamano “paladini”. La cultura feudale si basa ancora una volta su un universo di dominio esclusivamente maschile e su legami che spesso superano il semplice cameratismo. Dalla pederastia si è giunti al compagnonnage: il cambiamento culturale, favorito dall’avvento del cristianesimo, porta a dimenticare la sfera sessuale nel rapporto fra uomini in favore di un legame esclusivamente platonico, un legame più “omosociale” che omosessuale (come osserva Louis-Georges Tin nel suo saggio L’invention de la culture hétérosexuelle). Il legame fra uomini è costruito sul sistema di valori condiviso del vassallaggio.

Preziosa testimonianza del costume di questo tipo di società è, come di consueto, la letteratura, che offre numerosi esempi di amicizie virili: prima fra tutte quella fra Rolando e Oliviero nella Chanson de Roland. Nel poema i due fanno parte della retroguardia di Carlo Magno, tragicamente sconfitta a Roncisvalle e Oliviero muore tra le braccia del compagno, dopo un bacio d’addio. La disperazione di Rolando è del tutto analoga a quella di Achille.

Quest’amicizia epica e leggendaria è una fra le tante riscontrabili nella letteratura medievale, caratterizzate da un simbolismo comune, che rimanda alla sfera amorosa. Basti in questa sede citare l’elemento della somiglianza tra i nomi. Non è inusuale che due eroi vincolati dal compagnonnage abbiano nomi simili o assonanti: Claris e Laris, Yvon e Yvoire, Gérin e Gérier. Per capirne l’effettiva portata, bisogna considerare la credenza per cui il nome dato a un bambino alla nascita ne determinava il percorso di vita (nomen omen, si diceva in latino: “Un nome, un destino”). Avere un nome simile (a cui, in alcuni casi, si aggiungevano l’essere nati lo stesso giorno e addirittura il somigliarsi fisicamente) significava essere predestinati l’uno all’altro. Questa stessa somiglianza si riscontra, ma meno frequentemente, con il nome della donna amata.

In ogni caso, ancora una volta, sono l’esercito e la lotta per i medesimi valori (da cui le donne erano escluse) a fare da sfondo a questo tipo di relazione.

Ancora oggi resta qualcosa di questo mondo apparentemente così lontano. Nei prodotti d’intrattenimento pensati per un pubblico maschile, da Fast and furious ai manga shonen, è rimasto questo legame omosociale, ancora una volta senza alcuna connotazione erotica, battezzato dagli anglofoni “bromance” (dall’unione di “brother” e “romance”). Anche se non ci sono più paladini ed eroi in senso stretto, l’omoeroismo rimane una caratteristica imprescindibile dei protagonisti maschili.

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