Fuoco

di Francesco Marinoni

Mattina. Eccomi sveglio, mi aspetta un’altra giornata di lavoro. Non è facile la mia vita, faccio quello che posso per guadagnare quanto basta a mantenere me e la mia famiglia. Carico il carretto con la merce che ho comprato ieri e che spero proprio di vendere tutta oggi lungo le strade della mia città, Sidi Bouzid. Con me ho frutta e verdura, nient’altro, e di mestiere faccio il venditore ambulante, o almeno ci provo. Le persone come me non sono ben viste da tutti, soprattutto dalla polizia, che qui in Tunisia cerca sempre una scusa buona per multarti o renderti la vita impossibile: sapeste quante volte sono stato fermato senza motivo, perquisito, insultato, picchiato… Potrei quasi dire di averci fatto l’abitudine, ma io sono un testardo e non mi limito a farmi andare bene le cose, mi incazzo e in qualche modo cerco sempre di ribattere a questi soprusi. Sento che molti altri in fondo la pensano come me, vedo anche nei loro occhi un po’ del fuoco che mi sento dentro in questi momenti, ma la verità è che tutte le volte poi finisco per fare quello che mi dicono, per paura che capiti il peggio. Per quanto possa essere arrabbiato, quando ci va di mezzo la pelle non si scherza, mi ripeto sempre.

Forza però adesso, ero perso nei miei pensieri, sono ancora fermo sull’uscio della porta e sono in ritardo. Prendo la destra stamattina, verso il centro, così magari farò più in fretta e troverò più clienti. Certo, quando fai l’ambulante non puoi mai sapere se sarà una giornata di lavoro intenso o di magra, ma penso di essere abbastanza bravo a fare questo mestiere e spero sempre di tornare a casa con il carretto vuoto e le tasche piene. Svolto l’angolo, la strada si sta già iniziando a riempire ed è un via vai di rumori, colori, odori: aria di casa. Qui a Sidi Bouzid ci sono nato e da allora non me ne sono mai andato e, anche se sono ancora giovane, sento che la città ha imparato a riconoscere il mio passo, ad ascoltare la mia voce, ed io ogni giorno che passa la sento più mia.

La giornata finora sta andando anche meglio del previsto: non sono passate neanche due ore e già sono riuscito a vendere qualcosa. Ancora poco, ma fa ben sperare. Ma eccoli li, come sempre, i guai in arrivo in divisa. Anche oggi è venuta la polizia a rovinarmi la giornata: vogliono sapere se la mia licenza è in regola e io, come sempre, rispondo che sto solo facendo il mio lavoro, ma non mi stanno a sentire. In un attimo la situazione è tesa e il mio carretto viene rovesciato, con tutta la mia merce dentro: so che l’unica cosa che interessa loro è che gli allunghi dei soldi per levare il disturbo, ma oggi ho le tasche vuote perché li ho spesi tutti per prendere a debito la frutta e la verdura da vendere in giornata. E allora non ci sto più, oggi sarà diverso dagli altri giorni, oggi non starò zitto.

Da questi sbirri non otterrò niente di utile, ne sono certo, ed è la rabbia del non poter far nulla che mi accende, mi fa scattare. Corro per le strade della mia città, che mi spinge sulle ali di una sensazione nuova, che mai ho provato in vita mia: ora finalmente sento che domani questo non è il mondo in cui voglio risvegliarmi, che per quanto sia solo uno fra tanti oggi il mondo intero scoprirà chi sono. L’ufficio del governatore non è lontano e ho appena deciso che ho un appuntamento con lui: gli spiegherò cosa significa questo schifo e che non ho intenzione di stare zitto un giorno di più. La porta è chiusa: busso, urlo, voglio che tutti sentano la rabbia che mi brucia dentro. Niente, la porta è un muro e io vorrei essere un ariete per sfondarla, ma non ci riesco.

Oggi però il mio appuntamento con il governatore non verrà rimandato, non più. E se non vorrà ascoltarmi, qualcun altro lo farà al posto suo. Il tempo e lo spazio ora sono fermi, col fiato sospeso, in un istante congelato e insieme fuso con il mio corpo, pronto a farsi Storia. Non era per questo che ero uscito di casa stamattina, ma ci sono cose da cui non si ritorna indietro, decisioni che si prendono una volta sola e il tempo per pensare, ormai, è alle spalle. E l’istante congelato, in un attimo, si scioglie in fiamma.

Liberamente ispirato alla storia di Mohamed Bouazizi, che dandosi fuoco il 18 dicembre 2010 diede inizio, in Tunisia, alle Primavere Arabe.

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