Fosbury Flop

di Francesco Ronzoni

Discutendo di eroi dello sport, per qualche ragione bizzarra il primo atleta che mi sia sovvenuto è stato Nick Fosbury. Saltatore in alto (cioè praticante della disciplina sportiva dell’atletica leggera chiamata salto in alto), Fosbury è noto nel mondo per aver inventato un rivoluzionario e vincente metodo di salto che ha poi preso il suo nome.  Tuttavia, mi chiedo (ed immagino anche voi vi chiediate), questo basta per definirlo un eroe? 

Dunque, per provare a rispondere, risulta necessario innanzitutto chiarire un po’ di idee sulla disciplina. Il salto in alto è una competizione piuttosto semplice da spiegare: si tratta “soltanto” di superare un’asticella orizzontale saltandovi al di sopra facendo attenzione a non farla cadere. Si hanno a disposizione tre tentativi per ogni misura ed il vincitore, ragionevolmente, è decretato sulla base del salto valido più alto. Tuttavia, come del resto accade in quasi tutte le discipline dell’atletica leggera, nessuna regola stabilisce una tecnica specifica da seguire per il salto. 

Proprio per questo motivo il giovane Fosbury, quando ancora gareggiava per il proprio college, avendo problemi a saltare con la tecnica detta “salto ventrale” e consistente nel superare l’asticella distendendosi orizzontalmente in volo, guardando questa sotto di sé, “di ventre”, per cadere al di là in piedi, si dedicò alla sperimentazione di nuove tecniche.

Così, invece di lanciarsi direttamente in avanti come richiedeva la tecnica del “ventrale”, Fosbury iniziò a superare l’asticella con una “sforbiciata”, cioè una gamba alla volta, alternate, come a tagliare l’aria in volo. Dopo un po’, per riuscire a superare le misure più alte la sua posizione in volo divenne sempre più sdraiata e, man mano che si allenava con questa nuova tecnica di salto perfezionandone sempre più l’efficacia, essa si trasformò in un salto completato interamente di schiena e senza mai vedere l’asticella sotto di lui, passandola prima con testa e spalle, di seguito con il busto e infine con le gambe. Una simile tecnica, come si può capire, richiedeva che l’atleta, superato l’ostacolo di schiena, ne cadesse al di là sempre di schiena: ciò fu fortunatamente favorito dall’introduzione di pedane di atterraggio piuttosto morbide nel college di Fosbury, che sostituirono le precedenti fatte di legno, le quali gli avrebbero reso impossibile cadere all’indietro in maniera sicura. 

Detto ciò, ora che abbiamo presentato le differenze tra le due tecniche (per quanto difficile sia descrivere qualcosa che si può capire al meglio solo osservandola), torniamo alla nostra domanda: perché mai definirlo eroe? Ebbene, l’eroicità del gesto è racchiusa tutta, come si può ben immaginare, essendo lui un atleta, in un Olimpiade. Nello specifico quella del 1968 a Città del Messico. Unico nel suo genere, Fosbury competeva contro avversari (che erano anche i suoi compagni statunitensi) che adottavano tutti il salto “ventrale”, di fronte ad una giuria e ad un pubblico non ancora avvezzi alla novità del suo gesto tecnico. Come è stato fatto però notare anche da Alessandro Baricco in una sua conferenza, la novità del gesto non era di natura soltanto pratica, nient’affatto: Fosbury si stava presentando sul campo disposto a saltare sopra l’ostacolo che gli veniva posto di fronte e a farlo di schiena, senza nemmeno guardarlo quell’ostacolo sopra il quale volava, lanciandosi all’indietro come se si stesse gettando nell’ignoto; senza paura. Tutt’altro: con la determinazione di superarlo e la convinzione di poter saltare più in alto di tutti. Il pubblico se ne innamorò presto quando lo vide competere per il podio, ne fu elettrizzato; e la storia ci racconta che i loro incitamenti non andarono perduti: Fosbury vinse l’oro, saltando appena una misura più dei suoi avversari.  Ma la medaglia fu poco a confronto del successo incredibile della sua tecnica, che rivoluzionò rapidamente l’intera disciplina, tanto che, ancora oggi, tutti gli atleti adoperano il “Fosbury flop”. E tuttora si aspetta colui che sarà il nuovo Fosbury, capace di far salire l’asticella ancora più in alto, con una nuova rivoluzione che emozionerà le generazioni future, si spera almeno quanto quella che ha assistito al miracolo di Fosbury.

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