Eroi

di Francesco Marinoni

A chiunque, nel corso della propria vita, sarà sicuramente capitato, almeno una volta, di avere una persona da prendere come punto di riferimento, da ammirare, che ai nostri occhi aveva un qualcosa di speciale che la distingueva da tutti gli altri: in sostanza, qualcuno che ritenevamo essere in un certo senso un eroe, capace di fare tante cose che magari avremmo voluto saper fare anche noi ma di cui non ci sentivamo all’altezza. Per me e per molti altri, nell’infanzia, queste persone erano i genitori, che si prendevano cura di noi e impegnavano il loro tempo in gesta che, per un bambino, non possono che apparire sovrannaturali.

Poi nel corso degli anni mi sono reso conto che avevo sbagliato tutto: i miei genitori non erano mica eroi, anzi, erano quelli che mi imponevano limiti che non volevo accettare, con cui litigavo un giorno sì e l’altro pure. L’età delle prime passioni, in tutti i sensi, in cui le figure degli eroi spesso coincidevano magari con il coetaneo particolarmente “ribelle”, oppure con protagonisti di libri, di film o con personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, così liberi di esprimere tutta la loro potenzialità, in contrasto con quella sensazione di stare in una gabbia che tanto mi faceva arrabbiare.

Crescendo ancora mi sono accorto che in effetti, forse, ad essere sbagliata era proprio l’idea di cercare un eroe di per sé. Viviamo circondati da un mondo che ne è talmente pieno, di eroi o presunti tali, che la domanda se questa parola possa avere un senso sorge legittima. La sensazione è che noi umani tendiamo a utilizzare questa categoria per semplificare una realtà sempre più complessa, cercando di aggrapparci per puro istinto di sopravvivenza a dei capisaldi di certezze che, possa anche crollare il mondo, resteranno in piedi, e noi con loro.

Parlare di eroi significa quindi provare a lavorare sulla retorica che si costruisce attorno ad essi, che vale oggi ma valeva anche per le figure della tradizione dei grandi poemi epici; significa indagare su questi personaggi, entrarci dentro, per scoprire chi eroe si è sentito davvero e a chi invece l’etichetta è stata appioppata da altri, magari sulla propria tomba; significa anche osservare che, così come il tempo scorre, allo stesso tempo i riferimenti delle varie epoche sono, e non possono che essere, diversi, opposti addirittura. Uno sforzo erculeo, si potrebbe dire, ma che speriamo abbia prodotto dei risultati interessanti.

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