Baby boss della camorra: i nuovi eroi?

di Francesca Ariano

L’eroe non è mai un eroe di per sé. Gli eroi esistono solo se c’è una società che li definisce tali.

È il caso di Emanuele Sibillo, capo del clan camorristico la paranza dei bambini, ucciso nel 2015, ancora diciannovenne, nella guerra con un clan rivale. Dopo la morte di Sibillo, la sua famiglia decise di trasformare l’edicola votiva situata nel palazzo dove viveva, originariamente dedicata alla Madonna, in un vero e proprio altarino in memoria del giovane. Per quasi sei anni nell’androne del palazzo in vico Santi Filippo e Giacomo, a Napoli, un busto raffigurante Emanuele Sibillo e l’urna contenente le sue ceneri sono rimasti esposti in una struttura di alluminio insieme alla figura della Madonna. Nell’aprile di quest’anno, su richiesta del prefetto di Napoli, le forze dell’ordine hanno rimosso l’edicola votiva dedicata a Sibillo, scatenando la furia dei familiari.

Lungi dall’essere un semplice memoriale, l’altarino del giovane boss aveva assunto un valore simbolico: era una vetrina che esibiva il potere del clan, un potente mezzo per riaffermare, davanti a chi percorreva quelle vie e all’intera città, la potenza criminale e la forza della camorra. È significativa la testimonianza di alcuni commercianti che hanno poi raccontato come il clan, quando doveva riscuotere il pizzo, dava loro appuntamento al cosiddetto palazzo della buonanima e li obbligava a inginocchiarsi davanti all’edicola. E non è tutto.

Il palazzo era diventato un vero e proprio luogo di pellegrinaggio, non solo per persone vicine al clan, ma anche per i bambini dei vicoli e per i giovani studenti della scuola vicina. Sui social si trovano video di giovanissimi che fanno gesti di venerazione di fronte alla statua del baby boss.

Tutto ciò è il segno tangibile del fatto che Emanuele Sibillo è stato e rimane, nella mentalità di una certa collettività, un eroe e un martire. L’altarino a lui dedicato aveva l’obiettivo di perpetuare il mito del giovane boss e costituiva una testimonianza concreta della costante presenza del clan sul territorio.

L’altare di Sibillo è solo uno dei tanti omaggi a giovani camorristi: in vari quartieri di Napoli striscioni, scritte, murales ed edicole innalzano i ras di clan mafiosi a eroi.

In queste zone dominate da un’economia criminale ancora consolidata, un tasso di evasione scolastica alto e da una crisi economica che si è inasprita per via della pandemia, Sibillo rappresenta per i ragazzini di alcuni quartieri napoletani un modello da imitare per diventare “qualcuno” e riscattarsi dalla miseria.

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