Sonetto XXIII

di Francesco Ronzoni

Vi fu, in un evo già e dipoi rimosso,

un parco giovincello il qual soletto

sen ride, a voi cent’anni fa rispetto,

in quel mio casolare pinto ad osso.

Or è, benché al presente allor assente,

recinto dall’astanti a noi: ch’io quivi,

come ertomi ad aedo, ad ei, su olivi,

melodio in versi, e di lor cose, aulente.

Riso l’ebbe, intendiate, per l’or’logio.

Sì, sol pel tuo, ma al men, strambo (al più idiota)

prim concettar, poi confezionar mogio

strumento: e retto! Sarà ver che ruota,

il marchingegno, pur: chi intesse elogio

all’illusion d’un uom cui follia è nota?

Tempo! Linear! Realtà? Seh: virtuale.

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