Robot – The human project

di Rosamarina Maggioni

La mostra proposta dal MUDEC di Milano saluta l’ingresso nel pianeta Terra di alcuni suoi nuovi abitanti: i robot. Specchio dell’ingegno degli uomini che li hanno creati, i robot ci stanno affiancando sempre di più nelle nostre attività lavorative e in generale nel quotidiano svolgimento della nostra vita; con i robot oggi noi conviviamo. Dopo un’iniziale e lunga inquietudine provocata dal comprensibile timore di un’invasione della tecnologia nel campo della nostra esistenza, oggi prevale un approccio interattivo, in cui comunque è e sempre sarà l’essere umano a dettare e gestire, socialmente ed eticamente, il comportamento delle macchine. Creando nuove macchine sempre più meravigliose impariamo a conoscere sempre meglio noi stessi, sia in quella forma di simbiosi tra uomo e robot che è la bionica, sia nel raccogliere le ultime sfide dell’intelligenza artificiale.

Ma partiamo dal principio: molto tempo prima della nascita della robotica, l’ingegno umano aveva messo a punto delle macchine, gli automi, in grado di imitare gli esseri viventi non solo nel loro aspetto ma anche in alcune loro funzioni vitali. Gli automi producevano un’illusione sensazionale e insieme inquietante: suonavano strumenti musicali, scrivevano, addirittura parlavano. A differenza dei moderni robot, non sollevavano l’uomo dai lavori più faticosi, essendo invece pensati per suscitare meraviglia. I primi automi vennero ideati in età ellenistica. Nei Pneumatica lo scienziato Filone di Bisanzio descrive un’ancella in grado di mescere il vino. Da due contenitori nascosti nel busto il liquido passa, attraverso la mano destra, al bordo della brocca; se si colloca una coppa vuota nel palmo della mano sinistra dell’automa, il peso aggiuntivo fa abbassare la mano e aprire le valvole dell’aria, che entra nel contenitore; a questo punto, grazie ad un sistema di vasi comunicanti da lui messo a punto, la brocca comincia a versare vino e poi acqua. Quando la coppa è piena, la mano che la regge si abbassa ulteriormente, chiudendo le valvole dell’aria e interrompendo il flusso del liquido. Continuiamo sulla linea della storia: attraversando il medioevo arabo e tutte le epoche della cultura occidentale la costruzione di automi prosegue senza interruzione fino alla fine del XIX secolo. Tra Rinascimento e Barocco, queste macchine vengono utilizzate per animare feste spettacolari o per divertire tra le pareti domestiche. Il periodo di massimo fulgore è il XVIII secolo, quando dei geniali artigiani danno vita agli androidi, automi ancora più sofisticati in quanto programmati per svolgere azioni diverse. Nel XIX secolo gli automi divengono sostanzialmente i protagonisti delle più straordinarie produzioni dell’oreficeria e dell’orologeria. Il XX secolo, il secolo dell’elettricità, cambiando radicalmente il nostro quotidiano stile di vita, avrebbe anche aperto alla robotica scenari nuovi e incredibili.

I robot del nostro secolo non provano emozioni, ma per interagire con noi devono poterne generare. A tale scopo non è indispensabile essere umani: basta pensare all’empatia creata dai cuccioli di qualsiasi specie. In quanto artefatto, il robot che interagisce con noi non deve essere squadrato, rettangolare, come tutte le cose destinate all’utilità: per essere socialmente accettabile il robot deve essere inutilmente bello. Tale bellezza può essere prodotta in vari modi, creando un design accattivante, ma anche puntando su un aspetto umanoide, sul massimo realismo possibile. Il ricorso all’immagine umana ha pure il vantaggio di produrre un senso di affinità e prevedibilità che abitualmente non avviene di fronte a una macchina, spesso percepita come potenzialmente pericolosa. Oltre a motivi psicologici, c’è un’altra ragione perché è bene che i robot sociali assomiglino a noi: si muovono in un ambiente antropizzato, nel quale devono essere in grado di agire senza problemi.

Ma cos’è l’intelligenza artificiale che anima queste macchine? Non è la coscienza dei robot: la coscienza sfugge ad una misurazione quantitativa. Non è la sua etica: un’intelligenza artificiale non prende decisioni perché non attribuisce agli eventi dei valori se non li stabiliamo noi per essa. Ma l’intelligenza artificiale è intelligente. Non perché sa compiere correttamente calcoli complessi a una velocità per noi inarrivabile, ma perché è in grado di imparare nel senso più ampio del termine. Perlopiù, impara in due fasi: dapprima viene allenata, cioè le viene fatta ripetere molte volte la stessa azione, poi viene messa alla prova. Questa intelligenza, anche se non necessariamente simile a quella dell’uomo, è flessibile come la nostra, ma per gli stessi obiettivi tende a sviluppare strategie diverse dalle nostre. Loro possono imparare da noi e noi da loro. L’entusiasmo per gli sviluppi di questo filone di ricerca porta alcuni a ritenere che si tratti solo di una questione di tempo affinché l’intelligenza artificiale eguagli quella umana; altri lo ritengono un obiettivo troppo ambizioso. L’era di questi robot, l’era in cui viviamo, viene detta antropocene, a significare che nel cammino evolutivo e nella sua sempre maggiore presenza sulla terra l’uomo va modificando gli equilibri naturali. L’esplosione demografica e lo sfruttamento sempre più intensivo delle risorse del pianeta fanno sì che non sia più possibile separare l’intervento dell’uomo e la natura. La dimensione della ricerca scientifica e della conoscenza da una parte e dall’altra quella della responsabilità umana dovrebbero correre parallele. Nel campo della robotica, il collegamento si fa particolarmente stretto e, per molti versi, inedito. Le nuove finalità pratiche, i nuovi modi di convivenza e le recentissime interazioni con il mondo animale e vegetale, non ultime le crescenti potenzialità della robotica in ambito militare, inaugurano problematiche nuove, sia etiche sia psicologiche, che dovranno essere affrontate dalle presenti e future generazioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...