Quando l’arte progetta il futuro: La Città Nuova di Antonio Sant’Elia

di Andrea Riva

L’arte ha insita in sé la stupefacente capacità di rendere visibili le astratte creazioni dell’immaginazione e della fantasia umana. Rappresentare con linee e colori ciò che altrimenti esisterebbe solo nella nostra mente ci permette di creare nuovi mondi e nuovi spazi. Tali realtà virtuali, come abbiamo detto più volte nel numero di questo mese, sono innanzitutto un modo per evadere da quella che invece è la nostra realtà, realtà  in cui siamo immersi e che ogni giorno ci circonda. Ma non è solo questo. Rappresentare queste realtà vuol dire anche renderle in qualche modo più concrete, meno sfuggenti.
D’altronde, chi ha mai detto che una realtà virtuale debba per forza rimanere tale? A volte un mondo immaginario può diventare una fonte d’ispirazione, un modello a cui possiamo guardare per riplasmare e trasformare il reale.

Parlando di realtà virtuali, molto spesso ci siamo collegati al tema delle nuove tecnologie e del progresso scientifico. Proprio per questo motivo, per questa rubrica mi è sorto spontaneo trattare del movimento artistico che ha fatto del progresso il soggetto prediletto delle sue opere, ossia il futurismo. In particolare, un esponente di questa avanguardia artistica che ha saputo dar vita ad un’interessante realtà virtuale è stato Antonio Sant’Elia.
Pittore e architetto nato a Como nel 1888, Sant’Elia è divenuto celebre in particolare per la realizzazione tra il 1913 e il 1914 della serie di tavole della Città nuova, in cui vengono rappresentati gli imponenti edifici di una visionaria metropoli moderna. Ad animare queste costruzioni immaginarie sono i principi di cui l’architetto parla nel Manifesto dell’architettura futurista, di cui riportiamo il primo punto: «Che l’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza».
Nei suoi disegni (tra i più celebri annoveriamo il Disegno di una centrale elettrica e Stazioni d’aeroplani e treni ferroviari) vengono quindi ricreate ambientazioni quasi fantascientifiche (proprio le tavole di Sant’Elia hanno ispirato Fritz Lang nella realizzazione delle architetture del suo capolavoro cinematografico Metropolis) dove ogni ornamento architettonico viene bandito per lasciare invece spazio all’uso spregiudicato delle tecnologie e alla «meccanica semplicità» delle dinamiche linee dei nuovi monumenti.
Nella realizzazione delle sue tavole Sant’Elia sa bene che le sue città sono irrealizzabili; i suoi progetti vogliono essere profezie, sollecitazioni, provocazioni per l’avvenire. Proprio come dicevamo in precedenza, si tratta di una realtà virtuale che vuole fornire spunti, in questo caso per la realizzazione dei paesaggi urbani del futuro.
Effettivamente, ad oltre un secolo di distanza, volgendo il nostro sguardo agli skyline delle più grandi metropoli dell’epoca contemporanea, non possiamo non notare come le città futuriste di Sant’Elia, più che utopiche visioni, siano diventate concrete realizzazioni. Ecco dunque che quella che ad una primo sguardo poteva essere solo un’immaginaria realtà virtuale si è infine tramutata nella “realtà reale” dei nostri tempi.

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