Mr. Robot

di Francesco Marinoni

Siamo abituati, guardando un film o una serie TV, a fidarci istintivamente di ciò che viene raccontato: le immagini scorrono, la trama viene sviluppata nel susseguirsi delle scene e seguiamo i personaggi nel loro arco narrativo, magari con qualche simpatia o antipatia particolare per qualcuno di essi che ci porterà a dar loro più o meno ragione, ma essenzialmente senza porci il dubbio che stiano cercando di fregarci, raccontandoci una storia diversa da quella che sembra apparire sullo schermo. L’idea stessa di personaggio, per quanto possa essere sfaccettata e complessa, si riconduce sempre a una personalità definita, che ha il proprio ruolo all’interno della storia. Certo, siamo abituati a vedere i personaggi evolvere e cambiare, ma quello che risulta più difficile da digerire è quando, condotti inconsapevolmente in una visione distorta della trama, ci rendiamo conto che tutto ciò che abbiamo visto fino a quel momento è stato solo un inganno.

Quando conosciamo Elliot Alderson, il protagonista di Mr. Robot, fin dal primo episodio ci appare come un personaggio che in qualche modo non sta raccontando tutto di sé: i suoi tratti caratteristici, dal tono di voce al vestiario, ci fanno pensare che ci sia qualcosa di occulto in lui. Di giorno lavora in un’azienda che si occupa di sicurezza informatica, la notte la passa seduto alla scrivania del suo appartamento davanti al computer: è chiaro fin da subito che la sua vita ha due facce diverse. Questa divisione è quella che si riflette anche nel suo essere costantemente diviso fra la realtà che lo circonda e il mondo virtuale, fatto di schermi neri e codici scritti in bianco. Se potessimo, probabilmente sceglieremmo un narratore migliore per raccontarci la trama: Elliot è confuso, nei dialoghi con le altre persone e nella sua stessa essenza di personaggio; tuttavia, non avendo alternative, siamo costretti ad affidarci alla sua guida e a seguirlo nello sviluppo della trama. La sensazione, però, resta.

Elliot si rivolge spesso a noi direttamente, “bucando” lo schermo, con un classico espediente per coinvolgere lo spettatore e inserirlo completamente all’interno dell’universo dei personaggi. Nel caso di Mr. Robot ci troviamo trasportati in una New York contemporanea che ha tuttavia, come Elliot, qualcosa di cupo, di innaturale, ed è popolata dagli altri personaggi che incontriamo progressivamente andando avanti nella visione. Quello di cui non ci siamo resi conto è che, già a questo punto, siamo stati ingannati: i sospetti che avevamo all’inizio sul nostro protagonista sono effettivamente fondati, ma è stato comunque troppo astuto perché noi ce ne accorgessimo.

Si potrebbe dire che Mr. Robot è una serie ambientata all’interno del suo stesso protagonista, che apre la sua mente al nostro occhio che, al suo interno, finisce per perdersi. Se in un primo momento, quando finalmente l’inganno ci viene svelato, non possiamo che essere un po’ infastiditi da Elliot, proseguendo e conoscendolo meglio tutto diventa più chiaro. Quel suo essere doppio che fin da subito abbiamo notato in lui non è che la spia di una completa frammentazione dell’io del personaggio, contro cui lui stesso combatte, scoprendola a poco a poco nel corso degli episodi. Il mondo che ci era sembrato così insolito e cupo è effettivamente la rappresentazione più vicina a ciò che lui vive, in una realtà che non è mai (o quasi) quello che sembra.

Mr. Robot non è una visione leggera, né rilassante, né semplice da portare avanti. Come tante opere d’arte può piacere o non piacere, a seconda del gusto personale. Va detto che la regia, l’interpretazione magistrale degli attori (su tutti Rami Malek, nei panni di Elliot) e la sceneggiatura la collocano sicuramente fra le serie TV meglio riuscite dal punto di vista qualitativo, come dimostrano anche i numerosi premi della critica ricevuti. A un ritmo a tratti forse troppo lento in alcune parti della trama rimedia con episodi che si guardano letteralmente tutti d’un fiato, in particolare nella prima e nella quarta (e ultima) stagione, forse le meglio riuscite. Se avrete pazienza per stare al gioco e un certo gusto per immergervi in una realtà della quale vi sembrerà di non capire nulla, Mr. Robot saprà darvi grandi soddisfazioni.

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