Microrobot: una nuova frontiera della medicina

di Francesca Ariano

Fantastic Voyage è il titolo di un visionario film di fantascienza diretto da Richard Fleischer e uscito negli Stati Uniti nel 1966. La pellicola, dalla cui sceneggiatura Asimov trasse la trama per l’omonimo romanzo, racconta il viaggio di un team di scienziati americani a bordo del sottomarino Proteus. Lo scopo della missione è salvare il dottor Jan Benes, in coma a causa di un embolo cerebrale. Il team e il sottomarino vengono rimpiccioliti fino alle dimensioni di un microbo e iniettati nel corpo di Benes, dove avranno soltanto un’ora per distruggere l’embolo.

Racconto allucinato, vagheggiamento fantascientifico, eppure l’idea che sta alla base del film non è poi così lontana dalla realtà attuale. Certamente non siamo in grado di ridurre un gruppo di scienziati a dimensioni microscopiche per operare direttamente nel corpo umano, ma siamo invece capaci di realizzare microrobot. E le potenziali applicazioni in campo medico di questi minuscoli robot mostrano quanto labile sia il confine tra scienza e fantascienza nell’era tecnologica.

La microrobotica è un’affascinante campo della scienza che negli ultimi anni sta vivendo un’evoluzione straordinaria. Cinque anni fa un team di scienziati del MIT ha tratto ispirazione dagli origami per creare un robot in grado di completare un intero ciclo di vita: si piega da solo a partire da un foglio di plastica, se sottoposto a calore, ed è in grado di trasportare oggetti, superare ostacoli e nuotare; terminato il suo compito, si smantella in un liquido. Il robot contiene un piccolo magnete e la sua attività viene controllata dall’esterno tramite un campo magnetico.

Il secondo passo verso il potenziale utilizzo di questi robot all’interno del corpo umano è stato costruirli con materiali biocompatibili. Un team di ricercatori del MIT e di altri istituti ha sviluppato un robot-origami ingeribile all’interno di una capsula di ghiaccio, la quale, raggiunto lo stomaco, si scioglie, liberandolo. Assunta la sua forma funzionante, il robot può quindi essere sfruttato per rimuovere oggetti estranei, riparare ferite o rilasciare farmaci in specifici target; è stato realizzato con materiale biologico ed è anch’esso controllato tramite un campo magnetico.

Attualmente, tanti istituti di ricerca stanno lavorando per realizzare microrobot e perfino nanorobot che operino interventi di chirurgia non invasiva. Da qualche mese è partito un progetto che vede la collaborazione dell’università Sant’Anna e della Chinese University of Hong Kong, il cui scopo è sviluppare microrobot magnetici per il trattamento di tumori del fegato. I microrobot si muoverebbero in sciami nei vasi sanguigni e verrebbero sfruttati per rilasciare farmaci in modo mirato o per occludere selettivamente i vasi sanguigni che vascolarizzano la massa tumorale. Un po’ come nel film di Fleischer.

Dopo tutto questo entusiasmo, è però doveroso fare una precisazione. Ad oggi, la sperimentazione clinica dei microrobot non è ancora iniziata. Per ora, questi piccoli ma affascinanti robot rimangono una promettente risorsa, ma solo il tempo ci permetterà di affermare che il sogno di calarsi dentro al corpo umano, non tramite sottomarini ma attraverso microrobot, è diventato una realtà.

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