La sessualità nella realtà virtuale: uno scambio di idee

di Rosamarina Maggioni e Francesco Marinoni

Durante una riunione di redazione, come spesso ci accade quando ci troviamo a discutere del tema del mese, ci siamo resi conto di avere punti di vista ed esperienze personali diversi. L’argomento di questo numero è Realtà Virtuale, declinata nelle sue varie accezioni, per cui siamo inevitabilmente arrivati a parlare di internet e, in particolare, dell’influenza che ha avuto e che ha tutt’ora sulla sessualità di chi lo utilizza. In questo articolo vorremmo presentarvi le nostre opinioni, a volte concordanti e a volte no, riguardo alcuni degli aspetti emersi durante il confronto.

Inevitabilmente, uno dei primi aspetti su cui ci siamo confrontati è quello dell’autoerotismo, dato che è una delle modalità principali con cui il mondo di internet e quello della sessualità entrano in contatto. Sicuramente la possibilità di accedere a contenuti online ha permesso a molte persone di superare i tabù spesso associati alla masturbazione, legati sia a contesti familiari in cui, per vergogna magari, non si affrontano questi temi, sia a contesti sociali più ampi, legati anche agli aspetti religiosi. Questo discorso vale a maggior ragione per le ragazze, verso cui gli stereotipi di una sessualità da vivere solo ed esclusivamente nel momento del sesso penetrativo sono forse ancora più limitanti e incisivi: da questo punto di vista internet ha contribuito sicuramente ad avere maggiore possibilità di esplorare innanzitutto il proprio corpo. È anche vero che questo sdoganamento dell’autoerotismo può aver prodotto anche un effetto inverso, per cui il fatto che sia assolutamente normale per tutti praticarlo e parlarne può portare alcune persone a pensare che, sentendo meno o in modo diverso questo bisogno, ci sia qualcosa di sbagliato in loro: è importante infatti ricordare sempre che non per tutti il piacere si manifesta allo stesso modo e che spesso l’idea che si ha della masturbazione è molto rigida, alimentata appunto proprio dal fatto che i modelli più diffusi sono innanzitutto spesso eteronormati, ma anche legati alla stereotipizzazione dei contenuti che mediamente si trovano online. Un altro aspetto critico che internet ha contribuito ad alimentare è lo sviluppo di dipendenze legate all’autoerotismo, che oltre a influire sul benessere personale si riflettono poi anche nelle relazioni sociali e che, data la modalità di fruizione di questi materiali, sono molto più diffuse rispetto al passato.

Il tema dell’informazione, come tutti sappiamo, è un nodo centrale di qualsiasi dibattito legato a internet: le possibilità di accedere a contenuti di approfondimento sono infinite e questo inevitabilmente genera una confusione fra fonti più o meno di qualità. Per quanto riguarda la sfera sessuale questo significa quindi che, per esempio, è molto più facile documentarsi su argomenti come le malattie sessualmente trasmissibili o altre problematiche, senza avere per forza un passaggio di informazioni tramite figure come il medico o il genitore che, per un adolescente o pre-adolescente, facilmente porta a evitare certi argomenti per vergogna. Questo contribuisce anche a parlare più apertamente di tanti disturbi, come l’eiaculazione precoce o il vaginismo, e in generale anche a dare un nome alle condizioni, più o meno diffuse, che le persone vivono sulla propria pelle. Questo discorso vale anche per i gusti e le preferenze sessuali che, con molta più informazione a disposizione, possono essere più facilmente sviluppati e permettono di aprirsi a esperienze nuove che possono risultare molto piacevoli, anche nei contesti di coppia; le comunità online inoltre permettono di incontrare facilmente altri e altre che condividono gli stessi interessi o problemi, con la possibilità quindi di avere un confronto con altre persone e di sentirsi meno soli o sole. L’altro lato della medaglia è naturalmente legato alla qualità delle informazioni che si possono reperire online, con alcuni contesti in cui possono essere anche incoraggiati e portati avanti pensieri e pratiche dannosi per sé e per gli altri. Un esempio di questo sono le comunità incel, in cui discorsi estremamente misogini vengono portati avanti in modo pericoloso e che contribuiscono ad alimentare teorie e idee che, in alcuni casi, sfociano poi anche in episodi gravi di violenza.

Naturalmente, parlare di sessualità online significa considerare l’enorme mondo della pornografia e, anche in questo caso, ci sono sicuramente degli aspetti positivi e negativi. Oltre alla della maggiore accessibilità a stimoli che il porno online permette, non bisogna dimenticare le numerose criticità che la fruizione di questi contenuti implica. Innanzitutto va osservato che l’industria del porno è fortemente dominata dal punto di vista maschile ed eterosessuale, il che si riflette nella standardizzazione dei materiali disponibili e in generale in una visione della sessualità come funzionale al piacere maschile, dove la donna è spesso ridotta a complemento di questo piacere (lo testimonia in modo emblematico il fatto che molti contenuti in cui viene mostrato un rapporto lesbico siano pensati soprattutto per rispondere a fantasie maschili). Inoltre, lo schema della maggior parte dei video ruota intorno al sesso penetrativo e si conclude quasi sempre con l’orgasmo dell’uomo: l’orgasmo femminile, più che come elemento per affermare l’uguale diritto a provare piacere nella coppia, diventa soprattutto un obiettivo per l’uomo che, esaltando la sua virilità, è in grado di “concederlo” anche alla partner, affermandosi comunque come fulcro della scena. Naturalmente bisogna essere consapevoli che nella pornografia lavorano attori e registi a tutti gli effetti, il cui obiettivo non è sicuramente insegnare alle persone come si fa sesso ma creare un prodotto che abbia successo, ma è allo stesso tempo innegabile che questi stessi contenuti giocano un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani e pertanto porta poi a crearsi aspettative profondamente sbagliate quando si prova a mettere in pratica ciò che si è visto online, all’origine di problematiche come l’ansia da prestazione che sono estremamente diffuse. A onor del vero stanno nascendo sempre di più delle produzioni che provano ad allontanarsi dal paradigma del porno classico, con contenuti più inclusivi e realistici per chi li guarda, ma essendo che si tratta in molti casi di contenuti a pagamento ad oggi la competizione con la maggior parte dei video delle grosse piattaforme è assolutamente impari.

Un ultimo aspetto su cui ci siamo soffermati è il ruolo di internet all’interno della relazione genitori-figli: se prima di certi argomenti si parlava solitamente in famiglia, all’età ritenuta più opportuna dai genitori, ora molto spesso i figli già si informano e sperimentano le loro prime volte senza che ci sia il classico dialogo. La conseguenza è che l’educazione sessuale, presente in forma molto ridotta e insufficiente nelle scuole, viene affidata de facto a internet, con tutte le problematiche del caso, o al massimo al confronto con i coetanei, mentre sempre più raramente i genitori hanno un ruolo diretto in questo senso. Anche su questo aspetto naturalmente si può obiettare che ciò ha reso più facile per chi magari vive in contesti familiari rigidi di sviluppare autonomamente la propria sessualità, senza il rischio di repressioni; va detto però chiaramente che l’assenza di un interlocutore per un giovane può portare anche a conseguenze negative e certamente contribuisce molto all’abbassamento dell’età a cui si hanno le prime esperienze, che si è osservato soprattutto negli ultimi anni.

In questo articolo abbiamo cercato di fornire soprattutto alcuni spunti di riflessione: gli argomenti che abbiamo portato sono spesso dibattuti singolarmente, ma una visione di insieme permette di orientarsi meglio su un tema così delicato e importante come la dimensione della sessualità nella realtà virtuale. Speriamo che possa servire come punto di partenza di una maggiore consapevolezza e spinga a una riflessione più elaborata da parte di ciascuno di voi, lettori e lettrici.

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