Il Grande Fratello con gli occhi a mandorla

di Lorenzo Caldirola

Ormai da tempo il progresso tecnologico procede a un ritmo vertiginoso, con la diffusione delle tecnologie 5G, la crescente implementazione dell’internet delle cose e lo sviluppo di algoritmi di machine learning e AI sempre più raffinati come avanguardia della ricerca.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto è la Cina ad essere il leader mondiale indiscusso nelle intelligenze artificiali, con una particolare attenzione allo sviluppo di algoritmi di riconoscimento facciale.

Nello stato di Hong Kong tutti i cittadini sono schedati in un database connesso in tempo reale alle numerosissime telecamere sparse per tutto il territorio. Il livello di controllo sulla posizione e sulle attività pubbliche della popolazione è pressoché assoluto ed è proprio per questo che quando un paio d’anni fa la città fu violentemente scossa da tumulti e proteste uno dei simboli dei manifestanti divenne l’ombrello, usato per celare il proprio volto alle telecamere, se non direttamente per oscurarle.

Allo stesso modo nella provincia dello Xinjiang, nella Cina del nord, i software di riconoscimento facciale sviluppati dal colosso Megvii sono stati additati dalla comunità internazionale per il loro presunto impiego su larga scala nell’individuazione dei cittadini appartenenti alla minoranza Uigura e nella loro conseguente cattura e detenzione nei molti campi clandestini lì presenti.

Posti questi esecrabili esempi negativi va però riconosciuto che l’applicazione su larga scala di queste tecnologie ha anche diversi risvolti positivi, non solo per quanto riguarda la sicurezza pubblica, con una maggior efficacia nell’individuazione dei criminali e nella prevenzione di attentati terroristici (seppur con risultati talvolta errati), ma anche nei servizi alla comunità. Sono infatti diversi i casi di persone smarrite che sono state ritrovate grazie a una segnalazione automatica delle telecamere o identificate direttamente dagli agenti di polizia grazie all’ausilio di questi software mentre vagavano in stato confusionale e ricondotte alle proprie abitazioni.

Mentre la Cina avanza imperterrita nella ricerca gli Stati Uniti cercano di tenere il passo tra mille polemiche, l’Europa è ancora impegnata in discussioni preliminari su etica e privacy. È indubbio che il modo in cui queste tecnologie stanno venendo attualmente impiegate non garantisca assolutamente alcune delle libertà individuali più fondamentali, tuttavia se da un lato non possiamo che condannare l’uso indiscriminato di questi algoritmi, né tantomeno i modi spesso impropri in cui vengono costruiti i loro database di riferimento, dall’altro non possiamo assolutamente restare indietro nello sviluppo di una tecnologia tanto potente e che troverà sicuramente migliaia di applicazioni fondamentali in futuro, per le quali non vorremo essere costretti a dipendere da uno stato dai processi opachi come la Cina.

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