“Custom maid 3D”, cioè l’Oggettivazione della donna

Di Francesco Ronzoni

Una delle lotte alle quali il mondo femminile è costretto a far fronte quotidianamente nella nostra società, che ormai dedica e impegna un ampio spazio della propria vita alla dimensione virtuale, è quello del fenomeno a cui si fa abitualmente riferimento con l’espressione di “Oggettivazione femminile”. Questa, che viene continuamente alimentata da un mondo scandito dalle tecnologie e dalle comunicazioni di massa, consiste nel considerare la donna alla stregua di un oggetto, mirato ad appagare i desideri sessuali dell’uomo.

Sebbene il mezzo di propagazione di tale fenomeno sia principalmente virtuale, siccome passa attraverso gli schermi dei nostri dispositivi – nelle pubblicità, nelle serie TV, nelle trasmissioni televisive, nei social media, nella cinematografia… – cioè quegli schermi dove l’appiattimento della complessità del reale è all’ordine del giorno, i suoi effetti possono solo che essere concreti, in quanto toccano persone in carne ed ossa (e non si tratta certo di una botta leggera).

All’interno di questo meccanismo, e soprattutto dietro di esso, ovvero al suo principio, ci sono senza dubbio anche dei soldi. L’Oggettivazione femminile vende; e porta così spesso al guadagno che parrebbe quasi illogico, se solo non fossimo capaci di cose ben più belle e sane, non sfruttarne le ricche potenzialità.

Tutto ciò mi conduce ora a parlare del vero oggetto della questione prefissata nelle intenzioni di questo articolo: “Custom maid 3D”. Questo il nome di un videogioco erotico giapponese, implementato di funzionalità di VR (virtual reality) e accompagnato da una console che per sua natura può essere maneggiata solo da uomini (o da chiunque sia dotato dell’organo riproduttivo maschile), che in tutta verità oggettiva la figura femminile, la rende merce e la svilisce in maniera indegna (e sinceramente non si potrebbe affermare diversamente). Il gioco, come suggerisce il nome, si basa sulla creazione di avatar di giovani domestiche che sono a tutti gli effetti asservite, soprattutto sessualmente, al giocatore. Per di più, è evidente che nel nome del videogioco opera anche la pretesa dei suoi sviluppatori di rendere l’esperienza in 3D, come a sfondare ulteriormente la dimensione etica già apertamente violata con l’idea stessa del gioco. La barriera per loro scomodissima della virtualità – loro che sono sia i venditori che i compratori – viene ridotta (ed io spero che non venga mai rimossa del tutto) nel tentativo di raggiungere una verosimiglianza del reale che educa l’uomo ad una relazione tutta contorta, e piuttosto torbida, di amore e di sessualità, che con la realtà umana ha ben poco a che vedere. L’amore, infatti, lì dentro viene spesso concepito come possesso, come dominazione, come imposizione servile sull’altra per il solo ed unico scopo dell’appagamento sessuale del maschio.

Perciò questo gioco, così come i suoi simili, così come i suoi affini nella pornografia, risulta essere un grandissimo pericolo per il mondo femminile: perché all’uomo inesperto, che è ancora in preda agli ormoni e a cui peraltro l’intera società, per tabù, tace qualsiasi discorso formativo, insegna un modo sbagliato di vivere la relazione con la donna, ed un modo errato di amare.

Accade così che quel virtuale in cui si potrebbe consumare il meglio, dal momento ch’esso è il luogo delle possibilità infinite, viene invece declassato a mera copia (fatta male, se non malissimo) del reale, in cui si impoverisce la complessità quando si potrebbe arricchirla.

Eppure, tutti questi discorsi sulla sessualità, sull’erotismo, sulla formazione dell’uomo quale individuo capace di amare, sono tuttora passati sotto silenzio, e le nuove generazioni non hanno modo di imparare davvero l’amore dalla realtà; anzi, apprendono sempre più da quel pessimo virtuale, da “Custom maid 3D”, per esempio, tutto ciò che noi non abbiamo avuto il coraggio di insegnare loro.

È così che io, da ragazzo che ha sofferto di questa mancanza, ora chiedo a voi donne, voi mamme, voi tutte che per natura vivete la dimensione dell’altro fin dall’inizio della vostra vita, voi che sapete donarvi agli amanti ed ai figli: ora più che mai venite ad insegnarmi cos’è l’amore, che io da me non lo conosco, perché sono nato maschio.

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