Solo parole

di Rosamarina Maggioni

Tratto dal monologo tenuto da Paola Cortellesi per la trasmissione “David di Donatello” (2018)

Oggi ho qui per voi un piccolo elenco di parole preziose. È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune un po’ equivoco che poi, a guardar bene, è sempre lo stesso: ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.         Vediamo insieme qualche esempio.

Un cortigiano: un uomo che vive a corte. Una cortigiana: una mignotta.

Un massaggiatore: un kinesiterapista. Una massaggiatrice: una mignotta.

Un uomo di strada: un uomo del popolo. Una donna di strada: una prostituta.

Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso. Una donna disponibile: una facile.

Un passeggiatore: un uomo che cammina. Una passeggiatrice: una mignotta.

Uno squillo: il suono del telefono. Una squillo: una prostituta.

Un uomo di mondo: un gran signore. Una donna di mondo: una gran mignotta.

Uno che batte: un tennista che serve la palla. Una che batte: una prostituta.

Un uomo che ha un protettore: un intoccabile raccomandato. Una donna con un protettore: una prostituta.

Un buon uomo: un uomo probo. Una buona donna: una mignotta.

Un gatto morto: un felino deceduto. Una gatta morta: una mignotta.

Uno zoccolo: una calzatura di campagna. Una zoccola: una puttana.

Questo elenco è stato scritto da Stefano Bartezzaghi, un giornalista ed un grande esperto di linguaggio. Questi esempi, per quanto facciano sorridere, ci fanno capire quanto noi donne, anche nel lessico, siamo discriminate. Però per fortuna sono soltanto parole. Certo, se le parole fossero la traduzione dei pensieri, beh allora in quel caso sarebbe più grave la situazione, sarebbe un incubo, fin da piccoli. All’asilo un bambino maschio potrebbe iniziare a maturare  l’idea che le bambine siano meno importanti di lui; da ragazzo crescere nell’equivoco che le ragazze siano in qualche modo di sua proprietà, e poi da adulto, è solo un’ipotesi eh, ma se fosse così, potrebbe pensare sia giusto che sul lavoro le sue colleghe vengano pagate meno, e a quel punto non gli sembrerebbe grave neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle: come si fa con la frutta matura o per controllare le mucche da latte. Se fosse così potrebbe anche diventare pericoloso, eh sì. Una donna, adulta o anche giovanissima, potrebbe essere aggredita, picchiata, sfregiata dall’uomo che la ama; uno che la ama talmente tanto da pensare che lei e anche la sua vita siano roba sua, e quindi può farne quello che vuole. Ma per fortuna sono soltanto parole, soltanto parole. Ma se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire delle affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste:

«Brava, sei una donna con le palle!»

«Chissà quella che ha fatto per lavorare…»

«Certo, anche lei però, se va in giro vestita cosi…»

«Dovresti essere contenta se ti guardano.»

«Lascia stare, sono cose da maschi.»

«Te la sei cercata.»

Per fortuna, per fortuna, sono soltanto parole, ed è un sollievo sapere che tutto questo, fin ora, da noi, non è mai accaduto.

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