L’esperimento di Milgram

di Ludovica Sanseverino

Nell’estate del 1961 incominciarono gli studi sperimentali di Stanley Milgram, noto psicologo statunitense, riguardanti le relazioni di potere e di come queste costringano inconsciamente un individuo alla totale obbedienza. Uno degli esperimenti in questione aveva come obiettivo lo studio dei comportamenti di soggetti sui quali veniva esercitata una pressione autoritaria, che metteva in conflitto i valori etici e morali dei soggetti in questione.

Per questi studi fu inscenato una sorta di esperimento, dove vennero assegnati ruoli di “allievo” ed “insegnante” ai due soggetti presi in esame. L’allievo veniva posto in una stanza, fatto sedere con le mani legate e sul polso gli veniva applicato un elettrodo; il compito dell’allievo consisteva nell’apprendere una serie di associazioni di parole, ma ad ogni errore riceveva una scossa elettrica. L’insegnante, dall’altra parte della stanza, veniva posto dinanzi un falso generatore di corrente congegnato con una serie di modulatori di intensità dai 15 ai 450 Volt, graduati in misura crescente di 15 Volt con trenta interruttori; intanto, l’insegnante, suggeriva una determinata associazione di parole all’allievo. L’insegnante non era a conoscenza del fatto che la corrente generata non era reale e che l’allievo dall’altra parte della stanza era un attore che recitava nel momento in cui l’insegnante gli infliggeva una finta scossa, fingendo di subirne le conseguenze. Accanto all’insegnante era presente lo “sperimentatore”, che incoraggiava l’insegnante ad eseguire gli ordini anche quando le false urla dell’allievo diventavano più acute. Gli incitamenti venivano usati nel momento in cui l’insegnante avesse manifestato una certa indecisione nel proseguire l’esperimento, e il tipo di frasi usate dallo sperimentatore erano sempre le stesse: “per piacere, continui”, “prego, vada avanti”, “l’esperimento richiede che lei continui”, “è assolutamente necessario che lei continui”, “non ha altra scelta, deve continuare”. Intanto l’allievo dall’altra parte della stanza aveva il compito di implorare l’insegnante e lo sperimentatore di concludere l’esperimento a causa del troppo dolore causato dalla scossa. Lo stesso allievo veniva invitato a smetterla di produrre alcun suono al raggiungimento dei 330 Volt.

Milgram, alla fine dell’esperimento, arrivò a constatare come persone per bene nella vita di tutti i giorni potessero essere facilmente piegate al volere di un’autorità anche laddove sapevano di stare infliggendo dolore all’altro, cedendo ad attività criminose ed immorali. I soggetti presi in esame come figura d’insegnante affermarono di non sentirsi responsabili nei contenuti delle azioni prescritte dall’autorità, dichiarando anche loro di stare seguendo solo gli ordini dettati da quest’ultima.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...