Immigrazione e criminalità, uno sguardo ai dati

di Lorenzo Caldirola

Quante volte vi è capitato di associare più o meno inconsciamente il fenomeno immigrazione e il problema della criminalità? A un primo impatto è un ragionamento sensato, chi immigra illegalmente in Italia è spesso una persona disorientata che vive in una condizione di totale precarietà e può contare solo su se stesso per andare avanti: come dice il Sommo “più che ‘l dolore poté ‘l digiuno” e così si finisce a delinquere. Poi si può anche considerare che si tratta perlopiù di persone che nessuno conosce e che poco hanno da perdere, perciò possono anche commettere qualche efferatezza a cuor leggero. Tuttavia, sappiamo che non è che se qualcosa nella propria testa fila allora deve essere per forza vero, bisogna anche che i fatti dimostrino le parole. E per verificare questo cosa si fa? Si vanno a guardare i dati.

Facendo questo si scopre che le malelingue hanno ragione, in media effettivamente gli immigrati irregolari hanno una propensione al crimine doppia rispetto ai cittadini italiani, con una particolare propensione per reati minori come furti, rapine e sfruttamento della prostituzione, mentre non ci sono associazioni significative con reati più gravi come stupri e omicidi. I dati sembrerebbero sconcertanti e giustificherebbero ancora una volta l’equazione immigrato=criminale, ma non è così, o meglio, non è la condizione di immigrazione ad essere correlata con un aumento della propensione al crimine, bensì la condizione di regolarità. Se infatti andiamo a consultare i dati sugli immigrati che hanno ottenuto il permesso di soggiorno e quindi risiedono regolarmente sul suolo italiano non si individua più alcuna significativa differenza tra italiani e stranieri.

Questo non dovrebbe stupirci, infatti dopo anni di scienza e buon senso dovrebbe essere chiaro che non è tanto il colore della pelle o la lingua che si parla a fare il criminale, ma la condizione di povertà e precarietà e la coscienza che uscirne è molto difficile. La soluzione sarebbe regolarizzare tutti gli immigrati? Forse, non per forza, detta così è un po’ una provocazione. Un’idea potrebbe essere “semplicemente” (si fa per dire) quella di mettere chiunque, italiano e non, nella condizione di avere una vita dignitosa senza dover ricorrere a espedienti disonesti. È tremendamente difficile, nessuno vi costringe a farlo, ma sappiate almeno che se sentite di un immigrato che ha rubato un portafoglio in metropolitana forse l’ha fatto non per una sua presunta propensione al crimine, ma perché non aveva altra scelta.

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