Buoni e cattivi

di Francesco Marinoni

Le parole non sono tutte uguali. Sono il modo che abbiamo per esprimerci, contengono dentro di sé tanti concetti della cui sintesi sono il frutto. E una parola come criminalità, per come viene abitualmente utilizzata, è inevitabilmente sporca, cupa. Evoca un insieme di immagini che comprende sentimenti come violenza, spregiudicatezza, avidità: impulsi che, fin da bambini, ci è stato insegnato a riconoscere come sbagliati. Cresciamo associando la criminalità a un mondo tutto suo, come se non avesse contatti con quello pulito in cui vivono “i buoni”; come se in qualche modo fosse una specie di inferno metaforico, in cui i criminali strisciano sotto terra e lavorano ai loro progetti pericolosi per minare alla stabilità di ciò che sta sopra.

Le cose non stanno proprio così; quelli che da bambini potevamo identificare in modo generico come “i cattivi” non sono poi così diversi dagli altri e, soprattutto, non sono tutti uguali, con il passamontagna e il coltello in mano. Ci sono criminali in giacca e cravatta, criminali in divisa, criminali che si nascondono e altri che invece agiscono allo scoperto. Una parte del nostro vivere insieme, come comunità, è sempre stata definire ciò che è lecito fare e ciò che non lo è, elaborando sistemi giudiziari più o meno “giusti” per poter arrivare a dichiarare una persona colpevole di un crimine. Spesso lo diamo per scontato, dimenticandoci che questi sistemi da noi ideati, per quanto siano migliorati nel corso della storia del genere umano, sono ben lontani dall’essere perfetti. Riguardo questo, il concetto di “prigione”, inteso spesso come luogo esclusivamente di confinamento degli individui ritenuti dannosi alla società, la dice lunga sulla visione che si ha del criminale, ferma a quella distinzione per bambini fra “buoni” e “cattivi”.

In questo numero abbiamo voluto esplorare il mondo criminale, in Italia e nel mondo, raccontando alcuni episodi o storie del passato e del presente, senza dimenticare tutto ciò che questo mondo ha ispirato per quanto riguarda l’arte, la letteratura, il cinema. Abbiamo varcato il confine sottile della legge, provando a riportare indietro qualcosa che valesse la pena di scrivere, facendo luce su ciò che molto spesso vediamo solo come oscuro e distante.

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