Prospettive – Ambientalismo

Splendore

di Elisa Morlotti

Ci sono solo tre cose che riescono a calmarmi durante i miei attacchi di panico: l’abbraccio della mia ragazza, una corsa a perdifiato e le stelle.

Sto per chiudere la valigia prima di partire, ma la solita ansia inizia a schiacciarmi il petto e a impedirmi di respirare. Saluto velocemente i miei amici: «Esco un attimo», e corro qui, sulla spiaggia. Mi rannicchio nella sabbia, accendo una sigaretta e alzo gli occhi al cielo. Speriamo che passi in fretta.

Cullato dal rumore del mare, inizio a riconoscere in quel miscuglio di puntini luminosi, una per una, le mie costellazioni. Ecco l’Orsa Maggiore, lì accanto la sorella minore, con la stella polare, mio riferimento; poi da lì abbasso lo sguardo, vedo Cassiopea, appena sopra l’orizzonte; con un po’ di pazienza trovo il Drago, anche questa notte sta combattendo con Ercole… In una decina di minuti ho riconosciuto tutto il cielo, ora mi sento davvero a casa. Sono una magia, le stelle: belle, silenziose, sempre più nascoste dalle luci delle città ma sempre presenti, uguali ogni notte eppure ad ogni sguardo così diverse. Mi ricordano che non sono altro che un granello di sabbia nell’universo e mi dicono che anche questa volta andrà tutto bene. Che meraviglia è la nostra Terra!

Butto a terra la mia sigaretta e osservo la sua luce che muore lentamente nella sabbia. Respiro profondamente: ora posso rientrare.

Mare e Terra

di Rosamarina Maggioni

È ancora notte fonda. All’orizzonte si perde il Mare, un’infinita distesa di acqua salata che cinge dolcemente le coste della Terra, come un amante fedele. Lui, il Mare, passa il suo tempo a coccolare la sua amata, accarezzandone le forme, alla ricerca di nuove anse del suo corpo mutevole da poter scoprire.

Le spiagge sono i luoghi preferiti del Mare, su di esse può sempre trovare nuovi tesori che la Terra gli dona: adora accogliere nel suo ventre le piccole tartarughine appena nate o trasportare lentamente sui suoi fondali alcune delle pietre dai mille colori che trova fra i granelli di sabbia.

Capita a volte che il Mare trovi dei regali che però non sono da parte di Terra. Sono oggetti malvagi, che il Mare tenta disperatamente di distruggere per evitare che feriscano la Vita che conserva amorevolmente. Ma ciò di cui sono fatti è a lui sconosciuto e non ci sono modi di liberarsi di questi intrusi. Da quando questo evento ha iniziato a ripetersi sistematicamente il Mare si è ammalato e con lui la Vita.

Ora è mattina e un pesciolino si è appena svegliato per andare a cercare qualcosa da mangiare. Il Mare lo segue preoccupato con lo sguardo. Nuota lentamente e si guarda attorno. Vede qualcosa sul fondale e si avvicina. Sembra un’alga, ma non lo è. È uno di quegli oggetti malvagi. Ma il pesciolino non lo sa. Si avvicina, e lo mangia.

“Occhio alle lische!”

di Samuele Togni

«Gigino, occhio alle lische!»

«Munf!», Gigino non ascolta la mamma, Gigino è una macchina tritura tutto che non teme nulla e nessuno. Lisca, squama, testa, occhio… tutto si sgretola senza reticenze nell’ugola sminuzzatrice dell’ottenne. «Arrr!», ora anche i finocchi gratinati, la mollica del pane e il culo acerbo della pera (c’è forse anche la ceramica del piatto?) si mescolano all’immiscibile nella bocca imparziale di Gigino.

«Bleah!», le verdi guance di Luisetta, ancora a digiuno per l’orribile spettacolo, parlano chiaro; non altrettanto esplicito è il volto del padre, che rassomiglia alquanto alla testata del Corriere (ma ovviamente non ricordiamo che giornale fosse).

Deve intervenire la madre: «Caro, per caso le notizie di oggi fanno meno schifo della tua prole?»

«Scusa, cara?»

«Digli qualcosa!»

«Ehm, sì certo… ehm, ecco…», il signor Mozzi impanicato scandaglia indagatore lo sguardo “Sesbaglitiammazzo” della moglie, prende una decisione e…

«Luisetta, mangia da brava. Pensa a chi muore di fame.»

Luisetta ascolta il padre, ingoia un mozzicone dimenticato nello stomaco del pesce, lo sputa addosso al fratello, Gigino cade dalla sedia, la signora Mozzi se la prende con l’unico fumatore della famiglia.

Il grande insegnamento della storiella: leggere un quotidiano quotidianamente non significa essere colti, altrimenti mister Mozzi, con il fonema “Digli” avrebbe dovuto capire di dover affrontare il figlio e non la figlia. E che i pesci che fumano stizze sono pesci morti.

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