Olimpiadi per tutti

di Francesco Marinoni

Lo scorso 24 giugno il mondo sportivo e la classe politica tutta, unita per l’occasione, hanno festeggiato l’assegnazione all’Italia delle olimpiadi invernali 2026, che si svolgeranno fra Milano e Cortina d’Ampezzo. Nel nostro Paese le olimpiadi tornano dopo esattamente 20 anni, quando fu Torino a ospitare la XX edizione invernale. Forse non tutti ricorderanno come è andata l’ultima volta.

L’evento ha lasciato sul bilancio del comune di Torino un debito che arriva quasi a 4 miliardi di euro, con una spesa complessiva per l’organizzazione di 4.37 miliardi, l’80 % in più di quanto preventivato (un dato che non sorprende più di tanto, dato che dal 1994 lo sforamento medio del budget è stato del 123 %). Quasi tutte le strutture sportive sono state segnalate più volte da varie trasmissioni per lo stato di abbandono totale in cui versano: molte di queste necessiterebbero di manutenzioni per cui non ci sono i fondi e pertanto giacciono inutilizzate, non essendo adatte a ospitare competizioni sportive. Recentemente è stato poi sgomberato il complesso abitativo dell’ex villaggio olimpico, che da anni era diventato un rifugio per molti senzatetto.

Se queste sono le premesse, vediamo di considerare le stime di costo per Milano – Cortina. Dopo una prima previsione decisamente utopistica, di 350 milioni, attualmente si ipotizza un investimento di 1.7 miliardi, senza che sia stato ben chiarito da dove verranno presi. Oltre ai circa 900 milioni che arriveranno dal CIO, in buona parte frutto dei diritti televisivi RAI, l’ex governo gialloverde non si era mostrato troppo favorevole per la concessione di fondi ulteriori, così come il comune di Milano e le stesse regioni coinvolte (Lombardia e Veneto). Da dove verranno tratte le risorse mancanti? Una domanda che al momento non ha ancora una risposta.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è sicuramente quello ambientale: quanto incideranno le olimpiadi sull’ecosistema alpino? Un primo elemento sono le risorse idriche: per il funzionamento degli impianti e lo svolgimento delle competizioni (in particolare per la neve artificiale), sarà inevitabilmente necessaria una grande quantità di acqua, con conseguente prelievo massiccio dalla rete pubblica e la probabile costruzione di nuovi bacini artificiali. Questo in un contesto tristemente noto per le grandi alluvioni che, soprattutto in Veneto, hanno devastato il territorio negli ultimi anni: non proprio una zona idrogeologica ideale.

In secondo luogo, come spesso avvenuto in passato, i grandi eventi sono una delle migliori occasioni per la realizzazione delle cosiddette “grandi opere”, in particolare a livello infrastrutturale, che poi in tanti casi si sono rivelate complessivamente poco utili (vedi alla voce Brebemi). Milano – Cortina non fa eccezione, con progetti di strade e ferrovie nuove in alcuni casi già pronti e che ora risultano inevitabilmente più appetibili, per la gioia dei costruttori e, probabilmente, degli speculatori edilizi. Certamente questo porterà anche alla creazione di numerosi posti di lavoro, ma il prezzo da pagare a livello di impatto sul territorio potrebbe comunque essere molto alto.

Infine, non è un caso che negli ultimi anni molti Paesi non sembrano più così attratti dall’idea di ospitare un’olimpiade: le città per cui c’è stato un referendum (Calgary, Sion e Innsbruck) hanno tutte bocciato la proposta di candidatura.

Insomma, in un contesto in cui tutti sembrano tifare per l’olimpiade, le voci critiche, che pure ci sarebbero, sono nascoste e non vengono ascoltate. L’obiettivo di questa analisi era mostrare un altro punto di vista, diverso dall’unico che finora è stato presentato all’opinione pubblica: per provare, almeno una volta, a fare certe riflessioni a priori e non, come sempre, a posteriori.

Per approfondire si invita alla lettura del Pieghevole Olimpico realizzato da OffTopic – Lab. politico

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