New Period

di Sofia Burini

La coppetta mestruale è davvero eccezionale come si sente dire? Sì. La coppetta permette di ridurre molte delle scomodità che si possono affrontare utilizzando i più tradizionali assorbenti o tamponi. Certo, un argomento come quello dei prodotti mestruali, che difficilmente riesce a farsi strada nel dibattito politico italiano e non viene preso sul serio dalle istituzioni quando si tratta di discutere un punto di vista molto più comprensibile come quello della tassazione, non sembra rientrare tra le priorità del nostro Paese. Dovrebbe invece essere tra le priorità del nostro pianeta, e sicuramente sta guadagnando spazio a livello internazionale, per quel che riguarda l’evoluzione delle possibilità di gestione delle mestruazioni, questione che riguarda, almeno per un certo periodo della vita, più della metà della popolazione.

Progettata per la prima volta da Leona Chalmers nel 1937 e presentata per la seconda volta all’industria della gomma negli anni ’60, la coppetta mestruale ha una storia poco recente rispetto ad altri prodotti progettati per lo stesso scopo, anche se ha subito notevoli innovazioni, come l’essere prodotta, a partire dal 2001, in silicone.

Avere uno strumento che ci garantisce fino a dodici ore di contenimento delle mestruazioni dà una sicurezza e permette di svolgere senza preoccupazioni le proprie attività per tutta la giornata. Ciò può apparire auto evidente per quel che riguarda la vita di una donna (o di una persona trans) che lavora fuori casa tutto il giorno, ma assume un’importanza fondamentale per le donne che vengono escluse dalle attività sociali e dall’istruzione per una settimana al mese in molti paesi del mondo. E, tutto sommato, anche evitare di dover indossare un assorbente multistrato in plastica in una giornata estiva o di doversi preoccupare dei cattivi odori sono aspetti che hanno il loro piccolo impatto nella vita di tutti i giorni.

Quello che però maggiormente colpisce della coppetta è l’impatto dal punto di vista economico ed ambientale che questo semplicissimo oggetto ha. La necessità di evolvere, come società, verso un futuro più green riguarda ogni aspetto della nostra vita, incluso quello, ampiamente dibattuto sotto diversi punti di vista, delle mestruazioni.

Si stima che l’utilizzo di tamponi e assorbenti vada a produrre circa il 3% dei rifiuti solidi urbani, in particolare per quel che riguarda la plastica, componente principale di questi prodotti (circa il 90% degli assorbenti e l’intero applicatore dei tamponi). L’utilizzo di una coppetta, la cui durata è solitamente di 5-10 anni, se tenuta correttamente, permette di ridurre notevolmente la spesa pro capite in prodotti per le mestruazioni (il costo di una coppetta è equivalente a meno di quel che in media si spende in sei mesi in assorbenti o tamponi). Il risparmio dal punto di vista ambientale è, in proporzione, ancora maggiore: si parla di 30-40 kg di rifiuti in meno prodotti durante il proprio periodo di fertilità utilizzando una coppetta mestruale rispetto all’alternativa di assorbenti e tamponi, senza considerare l’inquinamento derivante dalla produzione di questi prodotti.

Certo non si può ignorare, tuttavia, l’obiezione che sorge spontanea: è davvero confortevole per tutt* utilizzare una coppetta mestruale? No. Molte persone non hanno sufficiente dimestichezza con questo tipo di prodotto o si trovano in una condizione di salute che impedisce di utilizzare una coppetta mestruale. Va quindi presa in considerazione, sulla strada di un’alternativa ecologica con la quale ci si può sentire a proprio agio, quella degli assorbenti lavabili, delle mutande assorbenti (da alcuni anni anche come boxer), dei tamponi con un applicatore riutilizzabile, o, infine di prodotti creati da aziende che garantiscono un impegno per ridurre l’impatto ambientale ed utilizzano materiali più sostenibili della plastica.

Di argomenti a proposito di mestruazioni ne abbiamo, non ci resta che iniziare il dibattito.

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