Beyond the limits

di Elisa Morlotti

Siamo negli anni ’60. Dopo un periodo di grande crescita economica e di diffusione del benessere in molti Paesi del mondo, iniziano a farsi evidenti le problematiche causate dalle attività umane e il degrado dell’ambiente assume i caratteri di una vera e propria emergenza. In questi anni inizia a diventare condivisa la critica alla modifica dell’ambiente da parte dell’uomo: un po’ ovunque nascono gruppi che si propongono di lottare a favore della tutela degli ambienti naturali e delle specie animali in via d’estinzione (solo per citarne alcuni, il WWF -World Wildlife Fund- viene fondato nel 1961, l’associazione Greenpeace nel 1971). Poiché il crescente sviluppo industriale e tecnologico necessita di un uso sempre maggiore di energia, negli anni ’70 risulta chiaro che per sostenere la crescita economica è necessario utilizzare fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, che nel XX secolo rappresentano la principale fonte di energia e la prima causa dell’inquinamento atmosferico. Nasce l’idea dello sviluppo sostenibile, ossia di una crescita economica rispettosa dell’integrità dell’ambiente e delle risorse.

È in questo contesto che viene fondato il Club di Roma. Nato nell’aprile del 1968 dall’incontro di una trentina di scienziati, economisti, industriali e umanisti, il Club di Roma è un’organizzazione informale che si propose di comprendere le componenti economiche, sociali e naturali che caratterizzavano il sistema globale di allora e di “discutere di un argomento di impressionante portata – i dilemmi, presenti e futuri, dell’uomo”[1]. Per questo motivo il Club commissionò a una equipe di studiosi del MIT (Massachusetts Institute of Technology) una ricerca volta a costruire delle linee di tendenza di fattori determinanti per la vita sulla Terra, al fine di trovare un’eventuale soluzione alla “World problematique” (“problematica globale”), di cui sono aspetti preoccupanti la povertà, il degrado dell’ambiente, la perdita di fiducia nelle istituzioni statali, la precarietà del lavoro, l’inflazione e ogni crisi monetaria ed economica. I risultati di questa ricerca furono esposti nel cosiddetto “Rapporto Meadows”, dal nome della coordinatrice del progetto, pubblicato nel 1972 con il nome The limits to growth.

Il rapporto steso dal MIT analizza le relazioni fra i cinque fattori base (la crescita della popolazione, la mancanza di cibo, il consumo di risorse naturali non rinnovabili, la produzione industriale e il degrado ambientale) che determinano, e quindi possono limitare, lo sviluppo su questo pianeta. Le conclusioni a cui giunse il team di scienziati che si occupò della ricerca possono essere riassunte brevemente in tre concetti chiave. Anzitutto, se la crescita della popolazione mondiale, dell’industrializzazione e dell’inquinamento, la produzione di cibo e il consumo di risorse continuerà invariato, entro un centinaio di anni si raggiungeranno i limiti allo sviluppo del nostro pianeta. In secondo luogo, è possibile modificare questi ritmi di crescita e stabilire una condizione di stabilità ecologica ed economica che sia sostenibile anche nel futuro. Questo potrebbe fare in modo che ogni persona veda soddisfatti i propri bisogni primari e abbia le identiche possibilità di realizzare il proprio potenziale umano. Infine, tanto prima la comunità umana inizierà ad impegnarsi in questa direzione, tanto maggiori saranno le possibilità di raggiungere risultati soddisfacenti.

Nonostante le tesi espresse nel rapporto del MIT siano gravi e angoscianti, troppo poco è stato fatto per risolvere la problematica globale. Nei due aggiornamenti del rapporto del MIT del 1992 (Byond the limits) e del 2004 (Limits to Growth: The 30-Year Update) emerge chiaramente che i limiti di produttività del nostro pianeta sono stati già superati e che è sempre più urgente modificare il nostro modo di abitarlo. È indispensabile mettere in atto quella “rivoluzione sostenibile” che gli autori auspicano, grazie all’impegno di tutti, cittadini, politici ed economisti: non possiamo indugiare più.


[1] D. H. Meadows, D. L. Meadows, J. Randers, W. W. Behrens, The limits to growth. A report for the Club of Rome’s project on the predicament of mankind, Universe Books, 1972.

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