Una cura per Sansone

di Elisa Morlotti

Con il passare degli anni, i ragazzi giovani temono sempre più quel difetto fisico che viene detto comunemente “pelata”. Intorno ai trent’anni circa, moltissimi uomini iniziano a vedere i propri capelli cadere e non ricrescere più, per un processo fisiologico denominato scientificamente Alopecia androgenetica. La causa di questo fenomeno è nota e risiede in un enzima chiamato 5-alfa reduttasi di tipo 2. Questo enzima trasforma il testosterone (l’ormone tipico del sesso maschile, responsabile dello sviluppo di tutte le caratteristiche proprie di un uomo) in una sostanza leggermente diversa, il DHT, o diidrotestosterone, il quale provoca l’atrofizzazione e la conseguente morte dei follicoli dei capelli.

Alcuni metodi per combattere la calvizie sono universalmente conosciuti, il più efficace dei quali è sicuramente l’autotrapianto di cuoio capelluto. Recentemente, si è scoperto che due farmaci, la finasteride e il monoxidil, già concepiti per altri scopi, permettono di ridurre il processo di atrofizzazione dei follicoli. Il problema di queste sostanze farmacologiche sono gli effetti collaterali dovuti ad un’assunzione prolungata nel tempo: ipertensione, infiammazioni diffuse e croniche, impotenza, depressione.

Un’importante novità su questo fronte viene da Mia Rosselli, giovane ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Bolzano. In una sua recentissima pubblicazione, ancora oggetto di studio per la comunità scientifica, Rosselli presenta una cura preventiva per l’Alopecia. Si tratta di un antico metodo ideato dai nonni della ricercatrice, farmacisti ed erboristi, che sfrutta esclusivamente molecole e principi attivi naturali. La cura consiste nell’applicazione sulla cute e i capelli di tutto il capo una lozione a base di limone, banana, ginepro e foglie di aloe. Gli impacchi devono essere ripetuti tre volte al mese per tre mesi, e ogni volta bisogna lasciar agire la lozione sul capo per almeno tre ore. Tutti i clienti dei nonni di Rosselli si ritengono soddisfatti di questa cura, che sembra essere efficace nella quasi totalità dei casi.

Il merito di Rosselli sta nell’aver dato un fondamento scientifico ad un metodo già considerato utile e sicuro da tutti coloro che ne conoscono l’esistenza. Grazie alle svariate conoscenze nell’ambito della biologia e della chimica, la giovane ricercatrice è stata in grado di spiegare il motivo per cui questa cura può davvero prevenire la calvizie: l’acido citrico del limone, se combinato con l’acetato di isoamile della banana e con i flavonoidi del ginepro e dell’aloe, produce una sorta di barriera organica che avvolgerebbe il follicolo e lo proteggerebbe dall’attacco del DHT.

Se la comunità scientifica dovesse ritenere la ricerca sufficientemente attendibile e precisa, probabilmente questo nuovo farmaco, completamente naturale e senza effetti collaterali, sarebbe la soluzione al problema della calvizie maschile. «Problema che spesso viene sottovalutato» spiega il dottor Francesco Migoni, professore ordinario di Psicologia all’Università di Camerino. «La maggior parte degli uomini, quando perde i capelli, subisce un trauma emotivo simile a quello dovuto al tradimento di un amico.» Oltre ad essere un segno visibile dell’età che avanza, per il subconscio dell’uomo la calvizie rappresenta la perdità di mascolinità e di autorità. Anche se spesso questo non è percepito dalla sua coscienza, la calvizie provoca in un uomo un malessere diffuso, malinconia, insicurezza, svilimento e, in alcuni casi, perfino depressione. «Questa nuova cura, se confermata, potrà aiutare i molti uomini che soffrono della cosiddetta Sindrome di Sansone, donando loro sicurezza e tranquillità nel loro percorso di crescita e invecchiamento. È per questo che questa ricerca è così importante e interessante: fra qualche anno probabilmente Rosselli godrà di grande fama nel mondo scientifico», conclude il professore.

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