Sottozero

di Susanna Finazzi

Come si capisce se una persona è ancora viva? Di solito si controllano le reazioni agli stimoli, il battito cardiaco o la respirazione, ma questi metodi non sono considerati validi per tutte le situazioni. Apparentemente, il caso di Shri Maharaj, un leader spirituale indiano, è uno di questi: i suoi seguaci credono che sia in uno stato di profonda meditazione fin dal 2014 e rifiutano di accettare i segnali che dimostrano che l’uomo è inequivocabilmente morto.

Per la religione induista la meditazione è uno dei momenti più importanti dell’intero percorso spirituale di una persona. Meditando si dovrebbe avere accesso agli stadi più alti della coscienza e, dopo un lungo allenamento che dura tutta una vita, si può aspirare al raggiungimento dell’illuminazione.

Maharaj era – o è, a seconda dei punti di vista – uno dei guru più famosi di tutta l’India. Il fatto di essere nato in una famiglia di bramini benestanti gli ha permesso di studiare in Germania e, qualcuno dice, farsi una famiglia, prima di lasciare tutto per andare alla ricerca della propria realizzazione. Ha incontrato i maggiori leader spirituali asiatici, compiendo pellegrinaggi nel nord dell’India e in Nepal. Sulla catena dell’Himalaya è rimasto in meditazione per diversi giorni di seguito, incurante delle bassissime temperature, senza mangiare né bere. Per questo, quando nel 2014 non è più riemerso dallo stato meditativo, i suoi seguaci hanno pensato che fosse sulla strada giusta per raggiungere l’illuminazione e hanno deciso di non disturbarlo. Per molto tempo hanno impedito le analisi mediche, finché il caso non è passato alla corte del Punjab, una divisone della Corte Suprema indiana, che si è trovata di fronte al dilemma di dover stabilire se Shri Maharaj era vivo o morto. I medici incaricati dell’accertamento hanno riscontrato un arresto cardiaco e confermato la versione della polizia del Punjab, che aveva dichiarato che il guru era morto da un pezzo.

La Corte Suprema, invece, ha affermato che essendo “una questione di spiritualità” si doveva “rispettare la convinzione dei suoi seguaci che lui fosse ancora vivo”. A questo punto è iniziata una battaglia tra i fedeli di Maharaj e la sua famiglia, che lui apparentemente aveva abbandonato per seguire la vocazione religiosa. I seguaci della setta fondata dal guru affermano che lui non si è mai sposato e non ha mai avuto il figlio che invece, presentandosi come tale, è comparso davanti alla Corte Suprema per veder riconosciuto il decesso di suo padre. Affidandosi alle perizie mediche, l’uomo si è opposto all’idea che il leader spirituale potesse essere ancora vivo e ha protestato contro l’iniziativa di conservare il corpo in un apposito frigorifero. I fedeli, infatti, sono convinti che esponendo Maharaj alle stesse temperature che ha affrontato in Nepal lui possa concludere il suo stato meditativo e “ritornare quando vuole” senza conseguenze.

Il figlio del guru sostiene che questa sollecitudine nel negare la morte di suo padre sia dovuta all’enorme ricchezza da lui accumulata negli anni, su cui la setta perderebbe la presa se fosse riconosciuto non solo il decesso ma anche la presenza di una famiglia. Maharaj ha fondato uno degli ordini religiosi induisti più famosi, con milioni di fedeli sparsi per l’India e per il resto dell’Asia, fedeli che non hanno intenzione di credere che un guru così importante possa essere semplicemente morto.

Oggi il corpo di Maharaj è ancora conservato in un frigorifero, a temperature molto sotto lo zero, mentre molti induisti attendono che la meditazione più lunga del mondo possa finalmente arrivare alla fine.

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