Chi di penna ferisce di bufala perisce

di Lorenzo Caldirola

Come avrete sentito, uno dei primi provvedimenti approvati dal neoeletto parlamento europeo è stata l’istituzione di quello che poi è stato sensazionalisticamente chiamato “reato di bufala”.

A spingere molto per l’introduzione di tale normativa sono stati grandi gruppi come Bilderberg e Rotary, i quali hanno messo molta pressione ai vertici UE perché ponessero un freno alle disdicevoli calunnie spesso rivolte ai cosiddetti “poteri forti”.

Queste le parole del Gran Maestro di Bilderberg George Soros l’indomani della decisione dell’europarlamento. «Quello di oggi è un gran giorno per la vera libertà di espressione […] Seguendo l’esempio della Cina e liberandosi dal giogo della menzogna l’Europa può finalmente iniziare davvero a crescere potente e unita senza più tendenziosi e calunniatori che mettano freno al suo imminente splendore.»

Il provvedimento, che deve essere ancora recepito dai singoli Stati membri, prevede la creazione di un BOT ossia di un algoritmo di intelligenza artificiale, in grado di attuare una verifica incrociata delle fonti di ogni articolo pubblicato sul web e segnalare eventuali non conformità alle autorità competenti. Facebook e Google, che da anni stanno sviluppando tecnologie simili, dovrebbero entro novembre firmare un contratto di fornitura esclusiva con l’UE dal valore approssimativo di 7 miliardi di euro.

Le pene per il reato di bufala saranno incrementali e passeranno dall’oscuramento temporaneo del sito che ha diffuso la notizia all’incarcerazione fino a 7 anni dell’autore dell’articolo incriminato. Sarà inoltre, similmente al reato di calunnia, possibile la richiesta di una somma di denaro proporzionale al danno arrecato.

Le parole del giurista italiano Massimo Della Pena: «Data l’evidente discrepanza tra i tempi della giustizia italiana e quelli della rete, per garantire la salvaguardia degli utenti l’iter legale prevederà il blocco preventivo della piattaforma incriminata in seguito ad una segnalazione fino alla decisione del tribunale. È comprensibile il timore delle testate giornalistiche ma dobbiamo pensare innanzitutto ai cittadini, e poi se si comporteranno onestamente non avranno nulla da temere.»

Questa decisione dell’UE non è stata però univocamente ben accolta, non sono infatti mancati i cortei di protesta fuori dalla sede dell’Europarlamento a Francoforte per difendere la libertà di espressione.

Sara, 27 anni, studentessa di lettere: «Se c’è una cosa che odio più delle fake news sono i poteri forti. Non possono averla vinta come e quando vogliono e poi chi l’ha detto che se una cosa non è vera allora deve essere per forza falsa, cioè a volte sono plausibili, verosimili, e poi non è che uno deve per forza verificare tutte le fonti ogni volta che scrive altrimenti la cultura resta nelle mani solo dei professoroni.»

E voi cosa ne pensate? È la strada giusta per combattere la disinformazione? Io nel dubbio da novembre eviterò di condividere online i miei articoli.

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