Giovani vecchi vs vecchi giovani

di Rosamarina Maggioni

Come posso descriverti, caro lettore, la musica dei Cornoltis? Beh, credo di non poterlo fare. Unica nel suo genere, questa band riempie i sabati di molti giovani della bergamasca e pure io, in una serata estiva, mi sono ritrovata ad un loro concerto senza capire come o perché: sono rimasta folgorata! Il mio consiglio è di ascoltare le loro canzoni liberi da ogni pregiudizio ed inibizione, godendosi un po’ di sana ignoranza.

Mentre tu li cerchi sul Tubo io faccio due chiacchiere con loro, se non ti dispiace.

Altro: Ciao ragazzi! Benvenuti nel mondo di Altro! In questo numero parliamo di vecchiaia, un tema a voi molto caro, ma prima di chiedervi cosa ne pensate raccontatemi un po di voi: quale è la vostra storia?

Cornoltis: Innanzitutto rispondiamo come risponderebbero i vecchi: cioè criticando chi fa le domande, non avendo nessuna empatia nei confronti dell’Altro e mettendo in difficoltà le generazioni più giovani. Ad esempio: nella domanda sopracitata al posto di “pensate” avremmo usato “pensiate” e (sarà sicuramente un refuso) dopo il po ci vuole l’apostrofo. Ecco, la nostra storia è questa: ci divertiamo a “tirare matto” (gergo dialettale) il prossimo.

A: Se non vi conoscessi direi che siete degli stronzi, ma so che non è così, quindi continuiamo con la nostra chiacchierata: da dove prendete l’ispirazione per le vostre canzoni?

C: Certamente la fonte d’ispirazione più grossa è per noi quella ermeneutica-religiosa: in particolare le religioni che più ci ispirano sono quella cattolica-apostolica e quella di Scientology. Ci piacciono di più delle altre perché permettono di fare più carriera e più soldi.

A: Pensate che per lo scorso numero ho scritto un articolo su Scientology, brutta storia. Ma tornando al tema di oggi, cosa ne pensate della vecchiaia?

C: Come diceva Cicerone nel Cato Maior de senectute (confutando tutte le tesi che sostenevano quanto fosse orribile invecchiare): «Non con le forze, non con la prestezza e l’agilità del corpo si fanno le grandi cose, ma col senno, con l’autorità, col pensiero». Questa frase non c’entra nulla però ci piaceva. Detto ciò ci chiediamo cosa minchia ne sapeva Cicerone della vecchiaia dato che gli hanno tagliato la testa quando aveva 63 anni (nel 2019, a 63 anni i “vecchi giovani” vanno a fare degli splendidi viaggi organizzati in Thailandia, e abbiamo detto tutto).

A: Sono curiosa, come vi immaginate ad 80 anni?

C: Dire morti sarebbe troppo semplice, però tornando seri ci immaginiamo a Longuelo (ridente quartiere di Bergamo).

A: Una persona anziana è mai stata ai vostri concerti?

C: Sì, il nostro batterista (ha compiuto il 29 giugno 61 anni). Li porta bene, a chiamarlo anziano si offende però, preferisce attempato, come le primipare dopo i 35 anni.

A: Cosa credete pensino i vecchi delle vostre canzoni?

C: I vecchi non pensano, perché hanno già pensato da giovani e sono ricchi di quelli che vengono chiamati “pregiudizi”. Ergo, risulta difficile rispondere a questa domanda.

A: Una delle mie canzoni preferite è “ATB” ed è vero: “sull’ATB ci sono solo i vecchi!”. Raccontatemi qualcosa di questo pezzo!

C: Questo pezzo, che ci perseguita come la canzone Primavera fa con Marina Rei (nota a margine, il pezzo non è nemmeno di Marina Rei ma si intitola You to Me are Everything dei The Real Thing), è stato scritto quando eravamo adolescenti. Eravamo allora obbligati a prendere il bus perché non sapevamo ancora rubare le macchine. Cercare in maniera indefessa di aprire il finestrino (BLOCCATO) ha ispirato questo brano seminale.

A: “L’Italia è diventata un paese di vecchi” è una frase che si sente dire molto spesso, condividete questa idea?

C: No, assolutamente. Non anagraficamente. Però è pieno di gente che non rispetta le regole proprio come fanno i vecchi. Non so se avete notato ma i vecchi fanno quel cazzo che vogliono proprio perché essendo vecchi si sentono autorizzati a far tutto: parcheggiare a cazzo, saltare la coda in posta, ecc… Oppure è pieno di gente che non rispetta le regole proprio perché son vecchi. Chissà.

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