Non scordatevi del vecchio Chievo

di Francesco Marinoni

Il calcio è un mondo strano, fatto di grandi incertezze e di attimi, momenti. Le stagioni si susseguono una dopo l’altra e quasi sempre ci sono elementi di novità, sorprese, diverse squadre che si contendono i vertici delle competizioni nazionali e mondiali, altre che cadono in disgrazia. Ogni tanto però si creano dei cicli, delle costanti che nel corso degli anni si ripresentano.

Il Chievoverona per me, dai primi ricordi che ho della Serie A, è stata una di quelle. Una squadra modesta, che rappresenta un quartiere di una città in cui la compagine principale è storicamente un’altra (l’Hellas), e che ogni anno riusciva a trovare un modo per salvarsi e restare nel massimo campionato, con un gioco i cui caratteri principali erano la noia e la difesa dello 0-0. Insomma, l’anti-calcio per eccellenza. E proprio per questo da allora non ho potuto fare a meno di affezionarmi a quei colori, per pena e compassione ma allo stesso tempo stupendomi di come riuscissero ogni volta a farla franca. In uno stadio totalmente sproporzionato rispetto al pubblico misero, ogni domenica andava in scena la stessa terrificante partita di catenaccio e sofferenza, condita ogni tanto da gol di rapina o da imbarcate allucinanti. Meraviglioso.

Se poi a questo si aggiunge la serie di calciatori che indossavano (e in alcuni casi indossano ancora) quella maglia, il fascino non può che crescere. Gente come Sergio Pellissier, che ha di recente deciso di appendere gli scarpini al chiodo dopo una vita in gialloblu, legato a doppio filo al Chievo e che, per quanti attaccanti arrivassero, restava sempre lì e ogni tanto sfoderava pure qualche gol. Tra i tanti, due momenti da non dimenticare: forse ricorderete la tripletta alla Juventus a Torino, ma Sergio ha anche giocato una partita con la maglia della Nazionale, segnando pure un gol clamoroso. Figure come Stefano Sorrentino, che nessuno sa più ormai quando smetterà di difendere quella porta, che pur incassando quattro pere riesce ad essere il migliore in campo. E come non dimenticare Luciano, altra bandiera inossidabile, celebre per aver falsificato la sua carta d’identità dichiarandosi più giovane di 3 anni.

Quest’anno però, il vecchio Chievo non ce l’ha fatta. A pochi dispiacerà, ai più farà quasi piacere vederli in Serie B, ma a me mancherà terribilmente. E perciò ho voluto rendergli omaggio proprio nel momento peggiore degli ultimi anni, quando nessuno ormai ne canta più le gesta. Per ricordare quello che, nel suo piccolo, è stato una sorta di miracolo sportivo. Che vi piaccia o no, il calcio è fatto anche di tutto questo.

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