Le streghe son tornate

di Susanna Finazzi

È una verità universalmente riconosciuta che alle donne non è permesso invecchiare. Da loro ci si aspetta che rimangano sempre attraenti e possibilmente sempre assertive, così da non turbare il delicato equilibrio su cui gli uomini hanno basato la società fino ad ora. Nel mondo plasmato dal maschilismo non c’è spazio per le donne anziane, quelle che non fanno figli e non li allevano, quelle che non riescono più a fare la spesa e che non entrano più da molti anni nella taglia 38. Se non possono essere mogli e madri, se non lavorano nemmeno più, a cosa servono le donne che invecchiano?

Thérèse Clerc, una femminista francese, nel 2013 ha aperto la Maison des Babayagas, una casa collettiva per donne over sessantacinque situata nel quartiere parigino di Montreuil. La Maison, letteralmente Casa delle Streghe, è una risposta alla visione della vecchiaia come una malattia del soggetto produttivo, o, nel caso delle donne, riproduttivo. Nella concezione moderna una persona è utile finché può produrre ricchezza e gli anziani, non lavorando e affidandosi alla previdenza sociale, sono quanto di più parassitario possa infestare gli incubi del capitalismo.

La paura dell’improduttività fa la fortuna di tutti i servizi per gli anziani, per prime le case di riposo e le residenze private, che forniscono assistenza medica costante e un buon placebo per la coscienza delle famiglie.

La Maison des Babayagas è stata definita parecchie volte una “casa di riposo per femministe”, termine che la fa apparire come un ritiro esclusivo per chi in gioventù ha bruciato reggiseni. L’idea di fondo in realtà è molto meno radicale: la Casa delle Streghe è un’anti-residenza dove le donne possono vivere la vecchiaia in modo intelligente. L’obiettivo è dimostrare che l’invecchiamento non è una malattia né il capolinea della vita indipendente, ma solo un’altra fase dell’esistenza, cosa che nel nostro sistema in cui la giovinezza è tutto si presenta come una vera e propria rivelazione. La Maison è uno spaccato di società alternativa che funziona a meraviglia: ecologica, laica, autogestita e femminista, che mette in discussione gli stereotipi sul genere e sulla vecchiaia.

Le ospiti della casa si impegnano a fare volontariato almeno dieci ore a settimana, per avvicinare le generazioni e entrare in contatto con gli immigrati che vivono nel quartiere. Oltre alle attività per i bambini e ai corsi di lingua, il progetto include un’università popolare che tratta soprattutto i temi del femminismo, per diffondere una critica consapevole alla cultura macho-centrica.

Il femminismo aiuta a invecchiare meglio. Le donne riescono ad accettare la vecchiaia senza sentirsi inutili o brutte perché guardano oltre i ruoli comunemente considerati femminili. Quando viene meno la funzione riproduttiva – che ha influenzato e per certi versi limitato l’attività delle donne per molto tempo – le femministe si reinventano con più serenità, cosa che garantisce una miglior salute mentale. L’accettazione del sé anziano è un atto di ribellione radicale, soprattutto considerando che la vecchiaia spesso è sinonimo di malattie. Il passaggio del tempo non è sempre positivo e può portare limitazioni alla capacità di agire autonomamente, ma la solitudine che associamo alla vecchiaia è una scelta obbligata che la società costringe gli anziani a compiere. Isolarli dal resto della comunità giovane e produttiva sembra l’unico modo per garantire che gli ingranaggi continuino a funzionare senza intoppi.

La Casa delle Streghe vuole restituire un’immagine differente delle donne vecchie e dimostrare, se già non fosse sufficientemente chiaro, che il machismo applica sempre le stesse regole nell’approcciare i temi che riguardano le donne. Esprimendosi categoricamente su argomenti di cui sa poco o niente e non ha nessuna esperienza diretta, il maschilista pretende che il resto del mondo si adegui al suo punto di vista, ma per nostra fortuna restano ancora troppe streghe perché si possa bruciarle tutte.

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