Il carcere della terza età

di Marta Caserio

Invecchiare è considerato da molte persone come una disgrazia: la perdita di forze, le rughe, la perenne spossatezza e la consapevolezza di essere sempre più vicini alla fine sono solo alcuni degli elementi che contribuiscono a questa sensazione. In Giappone in particolare è un peso enorme quello di invecchiare: in uno dei paesi con la più alta percentuale di over 65 (circa il 30 %), la vita è per gli anziani sempre più dura e difficile. La solitudine, la povertà e la trascuratezza sono solo alcune delle cause per le quali sempre più anziani si fanno arrestare per poter vivere meglio. Secondo una recente inchiesta del Japan Times, circa il 20 % delle persone detenute nelle carceri giapponesi sono nella fascia d’età sopra i 65. Si tratta soprattutto di piccoli furti, che però permettono loro di avere tre pasti al giorno, cure sanitarie e poter svolgere una qualche attività in ambito sociale.

Un tempo prendersi cura dei vecchi era un compito che spettava alle famiglie e alla comunità in generale, ma ora l’organizzazione sociale è cambiata: dal 1980 al 2015 il numero di anziani che vivono da soli è aumentato di oltre sei volte. Il 40 % dei detenuti ha infatti affermato di non avere famiglia o di parlare raramente con i propri parenti. Sono persone che non hanno nessuno a cui rivolgersi quando hanno bisogno di aiuto.

Questo fenomeno è sempre più frequente per le donne, delle quali circa 1 su 4 è stata almeno una volta in carcere. La vita per le donne anziane in Giappone è sempre più difficile; non potendo ricevere alcuna pensione, una donna su quattro vive al di sotto della soglia di povertà e per le donne divorziate o non sposate questo numero sale circa al 50 %.

Infatti il sistema pensionistico giapponese è basato principalmente su nuclei familiari matrimoniali, sfavorendo quindi le donne, che dovrebbero occuparsi principalmente delle casa e dei figli.

Numerose donne hanno dichiarato di aver rubato non per un effettivo bisogno materiale, ma più per evitare la solitudine: in carcere hanno modo di interagire e parlare con altre persone, talvolta svolgere lavori in fabbrica o nel contesto sociale.

Per far fronte a questo problema, il governo giapponese ha messo in atto riforme per il miglioramento e la maggiore tutela delle fasce più vecchie della popolazione, ma soprattutto una maggiore cura e attenzione all’assistenza agli anziani sia negli ospizi che nelle carceri.

Sono stati assunti anche dei lavoratori specializzati per aiutare i detenuti più anziani a lavarsi e andare in bagno durante il giorno, ma di notte questi compiti spettano alle guardie. In alcune strutture, essere una guardia carceraria è come essere l’assistente di una casa di cura.

Nonostante ciò questa pratica è ormai recidiva per certi individui, che trovano nella prigione conforto e aiuto, non potendosi rivolgere da nessun’altra parte.

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