Biblioteche bacucche

di Marta Naldi

La crescita demografica africana è, già da alcuni anni, una delle maggiori preoccupazioni dei governi europei: molti temono che questo fenomeno diventi incontrollabile e contribuisca all’aumento degli sbarchi. Tale “urgenza” invade lo spazio mediatico e oscura un’altrettanta rilevante questione. L’invecchiamento della popolazione investe anche l’Africa. Benché si tratti di una tendenza registrata a livello mondiale, in questo continente assume una particolare problematicità. Il numero di abitanti del cosiddetto “continente nero” raddoppierà fino a raggiungere i 2,5 miliardi di persone entro il 2050. Di questi, la popolazione anziana è prevista passare dagli attuali 38 milioni a circa 212 milioni, aumentando di ben sei volte in mezzo secolo.

Nella delicata fase che si registra all’interno dei molti paesi coinvolti in una transizione da economia e cultura tradizionale verso un nuovo assetto, gli appartenenti alla terza età (che mantiene una media comunque minore di quella europea) sono i più colpiti. Nella cultura orale si facevano testimoni e tramiti di una preziosa eredità tra le generazioni. Con l’avvento di Internet e con l’avvento di una memoria scritta le relazioni tra giovani e anziani stanno cambiando. La loro posizione diventa contraddittoria: spesso sono ancora fondamentali, soprattutto nelle regioni dove l’AIDS è endemico e genera orfani che allevano, tuttavia hanno perso lo status di guide morali.

Sebbene rimangono informatori privilegiati non sono più considerati al pari di biblioteche viventi. Conseguentemente, vedendo la loro funzione sociale declinare, gli anziani subiscono una crisi di identità. Inoltre, il rapporto intergenerazionale è ambiguo: da una parte c’è il rispetto per ciò che gli anziani dicono, altro è quello che i giovani fanno in arene politiche e scenari economici in continua trasformazione. L’uscita dal mondo produttivo non implica una perdita di status ma comporta una progressiva marginalizzazione che non è corretta da adeguate misure statali. Queste prime criticità si uniscono alla mancata preparazione della società alle specifiche necessità imposte dalla senilità. Molti sono coloro che hanno bisogno di una pensione e di assistenza sanitaria. Tali misure si rivelano di difficile attuazione in alcuni casi. Infatti, provvedimenti per noi abituali (es. mettere i propri parenti in una casa di riposo) sono ritenuti offensivi per la mentalità tradizionale.

Il 31 gennaio 2016 la Conferenza dell’Unione Africana ha adottato un Protocollo opzionale alla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli volto alla promozione e alla tutela dei diritti delle persone anziane. Queste ultime, nonostante producano il 75% del cibo consumato dal continente, subiscono sempre più discriminazioni incluse, ad esempio, accuse (soprattutto per quanto riguarda le donne) di stregoneria. Non basta agire solo a livello economico: urge reinventare una stagione della vita che contempli l’insieme dei cambiamenti in atto. La mentalità africana deve riformulare il valore attribuito alla vecchiaia.

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