Tango de-genere

di Marta Naldi

Fino al 9 agosto 2019 in Argentina non sarà permesso proporre alcun disegno di legge per introdurre la possibilità di abortire legalmente. Lo scorso agosto, dopo sedici ore di dibattito in cui hanno parlato 61 dei 72 membri che siedono in Senato, il voto ha rivelato un dietrofront rispetto alla scelta presa dalla Camera due mesi prima.

Il governo è stato spiazzato dalla grande mobilitazione popolare in piazza per la salvaguardia del diritto alla vita. La stessa Chiesa, che aveva avuto, dopo la vittoria del fronte abortista alla Camera il 15 giugno 2018, una posizione misurata, ha colto l’occasione per unirsi con maggior forza alla causa. Sgravata dal peso di sembrare conservatrice e incitata dall’opinione pubblica, si è espressa sempre più esplicitamente riguardo al voto previsto per l’agosto 2018. Molti cardinali si sono uniti all’appello di altre confessioni religiose chiedendo apertamente alla politica di votare contro la legge. Questa presa di posizione netta e chiara ha comportato un cambio di passo anche all’interno del governo. Dovendo rispondere a una base fortemente cattolica, i parlamentari di Cambiemos si sono mostrati più incerti nell’espressione del loro voto, anche in vista delle elezioni del 2019. Alla fine, come hanno mostrato i risultati, molti hanno cambiato idea.

La pressione elettorale ha vinto sulle premesse etiche del provvedimento: infatti, i cattolici sono la quasi totalità della popolazione (la percentuale oscilla tra il 79 e il 94%) e, quindi, dei votanti. Tuttavia, la fede religiosa degli argentini non spiega appieno l’entità della mobilitazione che ha anticipato quella di vescovi cardinali.

Forse una radice storica può essere rintracciata nell’esaltazione della maternità cavalcata dal movimento femminista all’inizio del ventesimo secolo per ottenere il suffragio femminile. Questa maternizzazione della femminilità fu accettata fra le donne, indipendentemente dal fatto che fossero o non fossero femministe. L’aborto, così come i i metodi contraccettivi, era condannato dalla società in quanto contro all’idea di «natura materna femminile», posta alla base non solo della famiglia moderna ma anche della nazione. Inoltre, i lunghi anni della dittatura militare pesano sulla mentalità del paese latino, che ne è stata modellata e modificata. A riprova di questo, solo dopo il ripristino della democrazia, nel 1987, l’Argentina ha legiferato, tra gli ultimi Stati al mondo, sul divorzio.

L’opinione pubblica continua a resistere nonostante casi di cronaca sconcertanti. Recentemente, a causa di un abuso intrafamiliare, una undicenne è rimasta incinta. La legislazione prevede l’interruzione volontaria di gravidanza solo in caso di stupro o di pericolo di vita per la madre. La bimba avrebbe quindi avuto diritto a restare tale. Invece, l’obiezione di coscienza di alcuni medici e il procrastinare dei giudici la hanno costretta a un parto cesareo di emergenza.

In questo quadro le vicende della legge sull’interruzione di gravidanza risultano sintomatiche dei rapporti di genere in un preciso contesto storico. Il tipo di relazioni che si stabiliscono fra i sessi esprime o non esprime lo spirito democratico di una società.

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