Prospettive – Questioni di genere

Poco prima o poco dopo i “De Profundis”

di Samuele Togni

[è il 31 dicembre 1896. Il signor Wilde si trova nella prigione di Reading. La tenuta a strisce da carcerato lo obbliga a festeggiare il capodanno in compagnia di uno scarafaggio, al quale l’illustre scrittore si rivolge]

«Non parlare mai con scarso rispetto della Società, mio caro Harry. Lo fa solo chi non ci può entrare.

Come? Pretendi forse di farne già parte? Per quale spiraglio ci saresti entrato, mi domando. Scarterei la moda, essendo che essa piuttosto che a uno spiraglio ci pare molto più simile ad un baratro, per quanto ben si legherebbe ad un essere deplorevole quale tu ti manifesti. Infatti un abito di moda è talmente abbietto e repellente che ogni sei mesi si è costretti a gettarlo via.

Ma no, non offenderti, mio caro Harry. Possiamo sempre esserci sbagliati, anzi, sicuramente si è trattato di un errore, la nostra vista è fioca di questi tempi. Quindi per piacere ora voltati, caro bambino, ti voglio vedere di lato. [Harry obbedisce] Sì, proprio come mi aspettavo. Ci sono delle distinte possibilità sociali nel tuo profilo. I due punti deboli della nostra epoca sono la sua mancanza di principi e la sua mancanza di profili. Alza un poco il mento, caro. Lo stile dipende in gran lunga da come si porta il mento. In questo momento si porta molto in alto. Ecco, così.

Sei proprio il fanciullo più dolce, più caro, più grazioso di tutto il mondo, caro Harry.>>

[lo scarafaggio se ne va]

Saffo

di Rosamarina Maggioni

Fanciulle mie, non andate, non lasciatemi, senza voi non vivo. Rinnegate i vostri mariti, restate qui, nel Tìaso, con me, per sempre. Siete parte di questo mondo di musica, di danza e bellezza, ognuna di voi lo è. O povera me, quante parole scrivo ogni giorno per voi, che siete così lontane. Ascoltate i miei versi, ad alta voce li recito, sperando che Eolo li porti a voi, mie adorate:

«Forse in Sardi
spesso con la memoria qui ritorna
nel tempo che fu nostro: quando
eri Afrodite per lei e al tuo canto
moltissimo godeva.
Ora fra le donne Lidie spicca
come, calato il sole,
la luna dai raggi rosa
vince tutti gli astri, e la sua luce
modula sulle acque del mare
e i campi presi d’erba:
e la rugiada illumina la rosa,
posa sul gracile timo e il trifoglio
simile a fiore.
Solitaria vagando, esita
e a volte se pensa ad Attide:
di desiderio l’anima trasale,
il cuore è aspro.
E d’improvviso: “Venite!” urla;
e questa voce non ignota
a noi per sillabe risuona
scorrendo sopra il mare.»

Grace Jones

di Marta Caserio

Spesso non tutte le mie forme sono accettate. Le persone cercano di farmi rientrare in una categoria, di pormi dei limiti, delle etichette, ma io, io sono me stessa, io sono libera. Mi sembra veramente ridicolo questo continuo bisogno di dare un nome ai sentimenti e alle preferenze delle persone, come se fosse necessario essere limitati ad una categoria per essere giusti in questa società. Pur essendo una donna etero, io non accetto che qualcuno mi dica di dover essere femminile.

Che poi, cosa vuol dire effettivamente essere femminile? Per me significa essere se stessi, mostrarsi agli altri come si sceglie di essere. Il limite tra l’essere femminile o maschile non è così netto come molti pensano, ciascuno di noi ha in sé entrambi, dipende solo da come e quando uno decide di esprimerlo.

Un palco: un palco è tutto ciò che mi serve per liberare veramente me stessa, mettere a nudo i miei dubbi, i miei sogni e le mie infinite sfaccettature. Le persone mi chiedono in che genere io mi riconosca: io sono il genere che sento al momento. Bastano pochi minuti affinché la mia mutazione sia completa. «I need a man»; la domanda è lecita: chi sta cantando? Talvolta è un uomo innamorato e disperato, talvolta una donna. Ma ha veramente importanza? Non credo, finché questo è ciò che sento tutto è lecito.

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