Maschio e femmina li creò

di Francesco Marinoni

Quando si parla di diritti civili, nel nostro Paese, non si può che riconoscere che dobbiamo ritenerci fortunati. La società in cui viviamo, nel corso degli anni, ha innegabilmente fatto dei passi avanti e se si pensa ad altre parti del mondo il confronto è senza storia. l’accettazione di questo dato di fatto diventa tuttavia problematica nel momento in cui legittima l’idea che, date le premesse, sia tutto a posto così e che ulteriori cambiamenti siano da guardare più che altro con diffidenza. Ci si sente così legittimati a riflettere poco su ciò che può essere diverso dalle nostre convinzioni, rigettando a priori certe idee perché troppo lontane dagli schemi e dai principi cui siamo abituati.

Se non si hanno argomentazioni ci si rifugia nei luoghi comuni, che sono esattamente il prodotto di secoli di convinzioni radicate e per qualcuno inattaccabili: ma quante convinzioni e luoghi comuni abbiamo rigettato per costruire la società di oggi? Il problema delle questioni legate alla parità dei sessi e all’identità di genere è appunto questo. Diciamocelo chiaramente: quali motivazioni sensate possono spingere una persona a odiare qualcun altro solo perché vive il proprio amore, la propria sessualità in un modo diverso? Per quali ragioni una donna e un uomo, solo per essere nati biologicamente diversi, devono rientrare per forza negli stessi schemi di quella che ad alcuni piace definire “normalità”?

La verità è che definire “normale” qualcosa non è altro che apporre un’etichetta: è una decisione a priori che, per quanto possa essere condivisa, è e rimane soggettiva e che, soprattutto, presuppone sempre un “anormale”, un “contro natura”, uno “sbagliato” da stigmatizzare ed escludere. Certo, possiamo sempre consolarci ripetendoci che c’è chi sta peggio. Ma quanto tempo dovrà ancora passare prima che ci si renda conto che si può fare di meglio?

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