La terza opzione

di Susanna Finazzi

Uno dei grandi problemi della società in cui viviamo è la difficoltà di riconoscere identità di genere non binarie. Siamo ossessionati dal politicamente corretto e camminiamo in punta di piedi quando si tratta di evitare discriminazioni culturali e religiose, ma nei confronti della questione del genere siamo i proverbiali elefanti in una cristalleria. Riconosciamo il femminile e il maschile come gli unici due generi legittimi, più per abitudine che per chiusura mentale, o forse abbiamo fatto della chiusura mentale un’abitudine. Tutti gli altri generi e identità sessuali sono visti come una devianza dal paradigma eteronormativo, sostanzialmente minoranze a cui non dare troppo peso.

C’è un’autentica paura di non poter classificare alcuni individui in nessuna delle due categorie “normali”. I genitori dei neonati intersessuali ricevono pressioni perché i loro figli vengano sottoposti a chirurgia quando ancora sono troppo piccoli per poter dare il loro consenso, così che si possa scegliere per loro il fiocco rosa o azzurro. L’idea che nel 2019 un bambino possa rimanere di sesso indefinito o voglia scegliere da sé il proprio genere sembra assurda quanto le Nike che si allacciano da sole in Ritorno al futuro.

L’aspetto più sconcertante di questa ossessione per il genere binario è che pare finalizzata alla comodità burocratica: se un individuo rientra in uno dei due generi riconosciuti non ci sarà l’imbarazzo di dover trovare un altro termine per definirlo. È più semplice compilare i documenti, perché, si sa, sempre quale delle caselle F o M si deve barrare. È facile anche indicare come ci si deve vestire, pettinare, comportare, quali oggetti si deve preferire e chi si deve voler sposare.

Oggi questo non è più accettabile. Bisogna compromettere la tradizione dell’eteronormatività e non aver paura di mettere in discussione qualcosa di così culturalmente fondamentale come il genere binario.

I primi passi verso una concezione più ampia di genere sono già stati fatti. Una legge tedesca permette a chi è nato intersessuale di “lasciare la casella bianca”, mentre in Australia c’è l’opzione X per il genere indeterminato o volutamente non scelto. Il terzo genere offre un’altra possibilità di identificarsi, cosa che per la nostra forma di pensiero è una rivoluzione. Chi non è né maschio né femmina può riconoscersi in una nuova identità, che usando il lessico di tradizione binaria si potrebbe definire neutra. Il problema è che il terzo genere viene concepito come un calderone confuso per tutto ciò che è altro dalla “normalità”. Fin dagli anni Settanta gli antropologi hanno tentato di spiegare le identità sessuali di culture non occidentali che riconoscono più generi, forzandole nella cornice dicotomica maschio/femmina con cui siamo abituati a vedere il mondo. Riconoscendo un terzo genere si risolve una parte consistente della “fobia del non binario”, ma si lasciano aperte troppe questioni perché possa dirsi la soluzione definitiva. Si tende a identificare la terza opzione con la libertà dalla divisione binaria dei sessi, ma solo le persone trans e intersessuali hanno effettivamente accesso a questa categoria. Chi vuole presentarsi come bigender, agender o genderqueer deve per forza barrare la terza casella perché il suo genere non è riconosciuto. In questo non si verifica un grande passo verso la parità dei generi, ma solo un rafforzamento del preconcetto eteronormativo.

Il terzo genere è una concessione che viene elargita dall’alto, un modo per dire “ecco, volevate un’altra scelta e ve l’abbiamo data. Contenti?”.

No, perché ci troviamo di fronte all’ennesima forma di discriminazione che colloca in un unico grande “altro” i generi che mettono in discussione la visione del mondo tradizionale.

La società è ossessionata da un’idea semplicistica del genere secondo cui ogni bambino, per il suo bene, deve rientrare nelle categorie “femmina” o “maschio”, ma il nostro sistema deve capire che non basta poter barrare tre caselle per dire di aver raggiunto la parità dei generi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...