“Ha vinto lei? Eh grazie al… !”

di Lorenzo Caldirola

Quando si tratta di competizioni sportive di qualsiasi genere è scontato ritenere corretto che uomini e donne debbano competere in categorie diverse per via della maggiore potenza muscolare dei primi.

Tuttavia la distinzione dicotomica uomo-donna è un concetto ormai superato e questo sta creando non pochi problemi al CIO (comitato internazionale olimpico) e alle varie federazioni sportive nazionali.

Già dagli anni settanta si sono avuti casi di atlete transessuali le quali, grazie al loro fisico maschile, hanno potuto ottenere importanti risultati sportivi che non sarebbero forse stati alla loro portata se avessero gareggiato con degli uomini.

Tali eventi non sono rari e ogni volta generano molta polemica, con federazioni e comitati sportivi che da un lato vorrebbero garantire a tutte le atlete la competizione più equa e meritocratica possibile e dall’altro non possono che riconoscere che le atlete transessuali sono legalmente femmine e perciò hanno tutto il diritto di partecipare a una competizione femminile.

Quello dei diritti civili è un terreno molto difficile e sembra che qualsiasi decisione prendano le istituzioni ci sarebbe una parte lesa con tutto il diritto di chiedere cospicui risarcimenti presso il tribunale sportivo, così non esiste ancora un regolamento ufficiale da applicare in queste situazioni ma solo una serie di linee guida che il CIO ha diffuso alle varie federazioni.

Da un uso comune che fino ai primi anni 2000 dirimeva il sesso dell’atleta transessuale in base a se avesse fatto l’intervento chirurgico e si fosse sottoposto ad almeno due anni di terapia ormonale si è passati a consentire la partecipazione ad atlete che avessero livelli di testosterone sotto una determinata soglia a prescindere dai cambiamenti anatomici. Potenzialmente un’atleta può presentarsi come donna ad una gara e come uomo ad un’altra se è dotata di organi sessuali maschili e ha livelli di testosterone sufficientemente bassi.

La strada intrapresa è quella giusta? Difficile a dirsi. Sicuramente il testosterone è l’ormone che maggiormente determina la presenza di tratti fisici maschili in una persona e quindi è sensato usarlo per stabilire una soglia ma quanto questa deve essere bassa è meno chiaro siccome la nuova regola deve essere una tutela per tutte le atlete nate donna senza però finire per escludere chi ha dedicato al pari delle altre la propria vita allo sport ma ha avuto la sfortuna di non nascere in un corpo di sesso sbagliato.

Il tema genera ancora molta polemica anche perché, se portato ad un livello più alto ed astratto può essere visto come “È giusto che la liberta di una persona finisca per limitare quella degli altri?”. Non me la sento di esprimere un giudizio in merito, mi piacerebbe piuttosto che questo articolo possa dare vita a un dibattito costruttivo su un piano del diritto ancora da definire completamente.

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