Patto surreale

di Samuele Togni

“Patto surreale” è un romanzo di Giorgio Orvelli pubblicato nel 2013, un romanzo che consiglierei a tutti perché è uno di quei libri che ti rapisce fin dall’inizio grazie al meccanismo di piccoli particolari talmente apparentemente fuori contesto che, una volta incontrati, non possono più essere ignorati; non si riesce più ad avere pace almeno finché le stranezze non si risolvono e gli inghippi non vengono srotolati in lineari fili logici.

Il genere è a metà tra il thriller e il giallo, ma le parole scritte non perdono mai l’occasione di spaziare anche in altri ambiti, sfociando per esempio in spruzzi di poesia oppure in riflessioni metaletterarie. 

Il protagonista è un anziano signore, il classico vecchietto con baschetto grigio topo e bastone di legno, signor Andrei è il suo nome. Insomma, niente di speciale. Se non fosse che la città in cui vive, una Milano con duomo, castello Sforzesco e tutto quanto, è da tempi immemori sotto al dominio dittatoriale di piccioni giganti. O meglio, non proprio giganti, ma ad altezza d’uomo, di circa un metro e ottanta l’uno, mentre gli esseri umani sono tutti quanti ad altezza di piccione. Giorgio Orvelli in pratica ha ribaltato la realtà, i colombi danno da mangiare alle persone che, ottuse o riconoscenti, scagazzano per le piazze, si azzuffano per delle briciole, finiscono investite dagli autoveicoli degli uccellacci. In una Milano del genere le svariate statuine del duomo sono tutte statue di santi piccioni, e per le osterie si sentono le voci degli avvinazzati cantare “O mia bela Columbina, che te brillet de lontan…”

Solo il signor Andrei pare essersi accorto della strana situazione in cui si trova, difatti è l’unico vestito, ed è l’unico a comportarsi dignitosamente. 

Quella che finora ho affrescato non è che il contesto, l’atmosfera dell’opera: anche e soprattutto per evitare spiacevoli spoiler, lascio ai futuri lettori la frenesia di scoprire da soli ciò che l’ingegnosa trama e il non così scontato brillante intreccio di Giorgio Orvelli riservano per loro. Tuttavia mi piacerebbe lasciare due domande a quei magici fan di Altro che intraprenderanno la lettura del romanzo, ovvero le seguenti: secondo voi perché ho voluto omaggiare quest’opera nella rubrica di letteratura del numero che come tema ha il potere? E, sempre secondo voi, cosa vuol significare il suo titolo? un patto (scoprirete quale) surreale perché in un mondo surreale, o un patto surreale in quanto patto?

Vorrei infine concludere con questa frase: l’opera di Orvelli è stata scritta da qualcuno, qualcuno con una mente e dei sogni spesso sconnessi, perciò risulta evidente che sia tutta (o quasi tutta) in un certo qual modo un’opera di fantasia, pertanto come tale va presa. 

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