Arte resistente

di Ludovica Sanseverino

Il 3 febbraio del 2019 il ministro dell’interno, Matteo Salvini, tenne un comizio nella cittadina abruzzese di Atri e, nella stessa piazza, nelle prime ore del mattino è comparso un oceano terreno, con delle mani di cartone che uscivano dal pavimento in segno di protesta contro le «politiche disumane del governo in materia d’immigrazione e soprattutto di soccorso in mare» (così affermano i cittadini che hanno partecipato all’installazione d’arte). Delle semplici mani create da oggetti riciclati e riciclabili che annegano nella piazza della cittadella implorando aiuto, umanità e comprensione. Da questa efficace installazione artistica, denominata “Mediterraneo”, è nato un movimento nuovo chiamato “Arte resistente”. L’opera è stata replicata 24 volte da nord a sud dell’Italia e ora, ci dicono i partecipanti all’iniziativa, qualcuno ha avuto il desiderio di ripetere l’esperienza anche all’estero. Queste repliche vengono poi fotografate e postate sulla pagina Facebook di “Arte resistente”, che viene gestita da quegli stessi cittadini, attivisti e artisti che si sono riuniti in quella prima per la prima volta ad Atri.

«Dopo averla posizionata [l’installazione] nella piazza dove ci sarebbe stato il comizio di lì a qualche ora, scoprimmo che, in poche decine di minuti prima, era già stata fotografata e rilanciata sui social. Decidemmo così di creare una pagina Facebook dalla quale promuovere la replica dell’opera, affinché ci fosse un pezzo di Mediterraneo implorante in ogni città.» L’idea viene dall’esigenza di una ribellione ad un potere disumano che mina la libertà dell’individuo; un potere con cui si fa fatica ad arrivare ad un dialogo costruttivo e che ha deciso di imbracciare la bandiera dell’odio e della disumanizzazione. L’intento degli artisti militanti è stato infatti fin da subito quello di portare nel dibattito pubblico un tema che ci rende tutti protagonisti di questo sistema ormai malato, affermando anche che lo scopo principale è «portare quelle mani imploranti aiuto sulla terraferma, affinché ogni cittadino si assuma la responsabilità e prenda coscienza di quelle morti. […] e superare quell’agglomerato di slogan e luoghi comuni che rende di fatto impossibile ogni tentativo di dialogo e dialettica. Si può forse discutere con chi esulta per l’annegamento di persone al grido “porti chiusi” senza dover ripercorrere secoli di etica e politica? Si può forse avere un sano dibattito con chi ignora elementari principi di educazione civica e di organizzazione statale?»

L’installazione può essere replicata in ogni piazza, in ogni luogo di ogni città e anche per questo “Arte resistente” è stata previdente, avendo pubblicato due tutorial per la realizzazione dell’opera d’arte sulla pagina Facebook. Invito i lettori a seguire la pagina e, se possibile, mobilitarsi per la replica di questa protesta artistica, silenziosa e pacifica, ma sicuramente efficace.

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