Storia della vacca sacra

di Francesco Marinoni

Il particolare rapporto dell’India con le vacche è da tempo conosciuto in tutto il mondo e viene spesso considerato come una tradizione millenaria, una caratteristica della cultura e della religione del Paese. Confesso che anche io, prima di scrivere questo articolo, ero convinto di questo. Andando a fare delle ricerche più approfondite però si scopre che la storia è andata in modo diverso da quel che si pensa.

In effetti esiste, nell’Atharvaveda (V. 18), un’indicazione in questo senso:

  1. Gli dei non la dettero a te perché tu la mangiassi, o Re. Non desiderare, o nobile, di mangiare la vacca del brahmano che non deve essere mangiata.
  2. Un nobile malvagio, sfortunato ai dadi, che ha perso al gioco perfino se stesso, solo lui potrebbe mangiare la vacca del brahmano perché si augura di vivere oggi e non domani.

Tuttavia un’interpretazione meno letterale di questo principio suggerisce che il divieto sarebbe da intendersi più che altro come un riferimento generale ai beni del brahmano: la vacca è presa come simbolo per indicare tutto ciò che gli appartiene. Nel corso dei secoli questa interpretazione è stata però progressivamente soppiantata da una lettura più integralista, che ha portato al diffondersi dei divieti di consumare carne e macellare i bovini.

Dopo un primo tentativo di promuovere la protezione della vacca durante la breve vita dell’Impero Sikh (1801-1839), il momento di maggior diffusione del culto della vacca coincide con il consolidarsi dell’identità nazionale indiana. Il primo Cow Protection Movement è attivo infatti solamente dal 1880 e riscuote subito un discreto successo fra tutti i movimenti induisti, più o meno radicali. L’animale diventa un simbolo da contrapporre alle minoranze musulmane e, soprattutto, ai coloni inglesi; segna un importante distinzione rispetto alle altre culture e, con la rivoluzione indiana, viene portata avanti come battaglia dallo stesso Gandhi.

Nonostante l’India non abbia leggi specifiche che regolamentano la questione della vacca (esiste solo un accenno alla questione in un articolo della Costituzione), quasi tutti gli Stati che compongono la nazione hanno adottato provvedimenti più o meno restrittivi in difesa di questa tradizione. Questo ha portato quindi al riconoscimento definitivo della sacralità dell’animale che viene associata comunemente al popolo indiano, anche se in realtà i dati su consumo e produzione di latte e latticini puntano in un’altra direzione. È infatti nota l’esistenza di allevamenti intensivi destinati all’esportazione in numero simile a quelli presenti in Paesi come il Brasile e l’Australia, e le condizioni in cui versano gli animali in questi luoghi è spesso motivo di controversie.

I movimenti che difendono queste norme sono quindi inevitabilmente legati alle frange più nazionaliste della popolazione e diventano più che altro uno strumento di facciata, sfruttato per l’isolamento e l’opposizione alle minoranze religiose (soprattutto musulmane).

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